L’uso di facebook, come gli altri social, è un’abitudine ormai diffusa, come è altrettanto diffuso è il suo utilizzo legato al rapporto di lavoro.

Ne consegue che altrettanto consolidata e diffusa è diventata la giurisprudenza che ha ad oggetto proprio l’abitudine di usare il social network in rapporto al lavoro e che purtroppo ha portato a sanzioni disciplinari e a licenziamenti.
Posso denigrare su facebook, ed in particolare l’azienda per cui lavoro?

È evidente a tutti che la diffamazione in generale non può essere accettata. In particolare poi per i dipendenti che su Facebook denigrano il proprio datore di lavoro, si deve partire dal presupposto che nel momento in cui si sottoscrive il contratto di lavoro con l’azienda, inizia anche il rapporto fiduciario e l’obbligo di fedeltà contenuto nell’articolo 2105 del Codice Civile. In particolare il rapporto di lavoro prevede il divieto per il lavoratore di divulgare notizie riguardanti l’organizzazione o i metodi di produzione, inoltre vieta di farne uso in modo che possa recare danno all’azienda. Di conseguenza denigrare l’azienda presso la quale si lavora, renderne pubbliche inefficienze e disservizi su facebook può integrare questa tipologia di illecito e può portare a sanzioni disciplinari. Nessuna scusante può essere quella del dipendente che afferma di avere un profilo privato e pochi amici perché la Cassazione ha comunque equiparato facebook ad un giornale e quindi è considerato pubblico, di conseguenza non può essere ritenuto come un diario segreto.
Posso criticare l’azienda per cui lavoro?
Alcune sentenze di Cassazione hanno confermato dei licenziamenti a lavoratori che hanno in vario modo criticato l’azienda per cui lavoravano. Una dipendente di una mensa scolastica e madre di una bambina nella stessa scuola, che insieme ad altri genitori ha criticato proprio i prodotti della stessa mensa. In questo caso la lavoratrice a sua difesa ha affermato che la sua critica era in qualità di madre e quindi di persona che usufruiva del servizio (tramite il figlio) e non in qualità di dipendente.
Simile la vicenda di un dipendente di Parma che su facebook aveva lamentato il comportamento vessatorio dei datori di lavoro che costringono a lavorare anche di domenica. In questo caso la difesa ha puntato sull’assenza di riferimenti al proprio datore di lavoro, infatti, il dipendente intendeva criticare solo l’organizzazione generale del lavoro. Anche in questo caso il tribunale di Parma ha confermato il licenziamento e lo ha condannato al pagamento delle spese. Il comportamento particolarmente severo del giudice è stato “giustificato” con lo svolgimento di mansioni di responsabilità del dipendente verso il personale e quindi da una sorta di rapporto fiduciario “rafforzato” con il datore di lavoro.
Quando connettersi e quanto tempo posso connettere durante il lavoro?
Ci sono casi di lavoratori che mentre erano in malattia pubblicavano foto delle vacanze al mare. Anche di licenziamento di dipendente che distrae tempo alle sue attività professionali per stare al social network. Questo caso, e le sentenze sono molto importanti perché oltre a chiarire che il rapporto fiduciario non deve essere leso, precisa anche i limiti posti alla possibilità di invocare la lesione della privacy. Ad esempio una dipendente di uno studio medico che trascorre molto tempo in rete ed in particolare su facebook. In questo caso al datore di lavoro è bastato controllare la cronologia della navigazione. Questo dato ha permesso di rilevare oltre 6000 accessi ad internet in 18 mesi e di questi 4500 erano a facebook.
Non vi è violazione della privacy!
Con sentenza 10955/15 i giudici di cassazione hanno stabilito che non vi è violazione della privacy quando il datore di lavoro, al fine di condurre indagini nei confronti dei dipendenti, decide di creare un profilo falso o di dare a terzi l’incarico di controllare le presenze del dipendente sui social network attraverso contatti fake. Il caso riguarda un addetto alle stampanti che era stato contattato da una donna su un social network, tramite questa amicizia è stato possibile verificare che il dipendente durante l’orario di lavoro era poco concentrato sulle sue mansioni al punto da trascurare una lamiera incastrata in una pressa perché intento a messaggiare, ovviamente con il “capo”. Naturalmente l’addetto licenziato ha provato a “criticare” dal punto di vista legale il comportamento del datore di lavoro, ma la Corte di Cassazione ha stabilito che il profilo fake non costituisce violazione dei principi di correttezza e buona fede, ma è una semplice sollecitazione del dipendente che ha consapevolmente aderito sapendo di distrarre attenzioni al lavoro. Insomma avesse chattato inconsapevolmente con il datore di lavoro fuori dall’orario di lavoro, non ci sarebbero stati problemi, facendolo nell’orario di lavoro ha accettato il rischio. Resta da dire che il comportamento del datore di lavoro è scaturito comunque da mancanze già accertate in quanto diverse volte il dipendente era stato sorpreso al telefono lontano dalla pressa. Ciò vuol dire che non ogni invasione del datore di lavoro nella vita privata del lavoratore è tollerata dal diritto, ma occorre valutare il singolo caso.
Quando è il capo o l’azienda che abusano.
Numerose sono le segnalazioni di abusi da parte di responsabili aziendali che con email o facebook insultano i propri dipendenti. Si verifica anche che personale con responsabilità aziendale che commentano nei vari gruppi il comportamento aziendale al solo scopo di “invogliare” altri allo sfogo per poi incorrere in sanzioni disciplinari. È altrettanto evidente il tentativo da parte delle aziende di evitare che circolino critiche e pareri contrari da parte dei lavoratori. Chi porta a conoscenza di tutti disfunzioni aziendali come una mensa immangiabile o la mancanza di attrezzature per lavorare o discriminazioni subite dai superiori, a nostro avviso, se fatto con i dovuti modi, fa bene e va difeso.
Come comportarsi.
1. I casi di licenziamento per utilizzo di social network arrivati a sentenze di cassazione, sono spesso casi limite, con lavoratori che spesso hanno esagerato. Purtroppo sulla materia, anche per una sempre minore sensibilità dei giudici sui problemi dei lavoratori, queste sentenze rischiano di fare da “precedente”.
2. Non può essere tollerato chi insulta e diffama deliberatamente pensando di essere in anonimato.
3. Deve essere precisato che l’uso dei telefonini e della chat durante i momenti di pausa è lecito, ma al di fuori di questi casi resta persino rischioso -e rimesso alla maggiore o minore tolleranza della direzione- effettuare accessi sporadici anche se non creano pericolo sul lavoro.
4. Un altro avvertimento è quello di non usare mai strumenti di lavoro per connettersi.
5. Non rendere pubblica ogni attività che si compie perché facebook è tutt’altro che uno strumento privato. Per chi non riesce a resistere va evitato di pubblicare foto di quel che si sta facendo quando si è in malattia, in infortunio, in 104.
Difendere il diritto di critica e di socializzare!
C’è chi pensa che quanto succede sul lavoro non debba essere diffuso. Chi pensa anche che criticare o divulgare delle giuste questioni lavorative sia vietato. La critica, se portata con i dovuti modi senza eccessi nel linguaggio, e su circostanze verificate come effettivamente vere, indubbiamente può servire a migliorare le condizioni di lavoro ed a aggregare i colleghi sui vari problemi. Chi lo vuole negare vuole semplicemente lasciare le cose come sono. Per questo invitiamo i lavoratori alla massima cautela ed a trasmetterci ogni segnalazione in merito al lavoro.

Come Cub trasporti possiamo diffondere, previa verifica, le giuste osservazioni e critiche. Del resto anche le società, in questi anni, si sono dotate di gruppi di facebook che con l’anonimato del gestore dei gruppi, intervengono e pubblicano solo quanto deciso centralmente.
Linate-Malpensa, 8 ottobre 2019

Cub Trasporti Lombardia
Renzo Canavesi

Art. 2105. Obbligo di fedeltà. Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, ne' divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

        Come-muoverci-con-facebook-2019-10-09.pdf

 

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