Da subito come Cub, avevamo criticato il decreto dignità, ritenendolo si una inversione di tendenza rispetto alle politiche sul lavoro fatte dagli ultimi Governi, ma con misure molto timide, che non andavano verso la radicale soluzione del lavoro precario.
Nonostante ciò, abbiamo preteso l’applicazione di queste misure che hanno permesso ad esempio la stabilizzazione di 250 lavoratori interinali a Malpensa.


Successivamente abbiamo denunciato l’accordo del 19/11/2018 siglato dai sindacati confederali del trasporto aereo che nella sostanza consente alle imprese del settore la stagionalità perenne perché sancisce che i contratti a termine per stagionalità possono essere consentiti fino a 10 mesi all’anno.
Ora con il contratto nazionale delle agenzie interinali, si è arrivati all’assurdo.
“DISPOSIZIONI PER FAVORIRE LA CONTINUITÀ OCCUPAZIONALE DEI LAVORATORI.”

Già il titolo la dice lunga. A fronte del decreto “dignità”, che impone alle agenzie interinali di modificare il loro operato e quindi di trasformare parte dei contratti da precari a tempo indeterminato, le agenzie con la falsa minaccia di lasciare a casa i lavoratori attualmente occupati per sostituirli con altri, insieme a cgil-cisl-uil, hanno deciso in deroga alla legge, che la durata massima dei contratti a termine è di 24 mesi per singola agenzia e 48 in caso di cambio di agenzia interinale. Con la conseguenza che le aziende possono avere lo stesso lavoratore in somministrazione fino a 48 mesi cambiando semplicemente agenzia.
Hanno inoltre stabilito che per gli anni 2014-2018 tutti i periodi di lavoro svolti dai lavoratori precari sono omologati a 12 mesi, e quindi un lavoratore che ha già fatto 24 mesi di lavoro precario, anziché essere assunto, può ricevere un contratto dalla stessa agenzia per altri 12 mesi e poi con la norma sopra per altri 24 mesi da un’altra agenzia, sempre svolgendo lo stesso lavoro.
Hanno inoltre stabilito che le agenzie possono arrivare a 6 o a 8 proroghe dei contratti a termine.
Cosa dire?
1. Da un lato cgil-cisl-uil e agenzie, vogliono far apparire che sanano un errore del decreto
dignità, dimenticandosi di dire che la minaccia di sostituire i precari, trascorsi 12 mesi più altri 12 mesi con contratti motivati da esigenze precise, come prevede il decreto dignità, è molto costosa per le aziende, in quanto il ricambio del personale precario deve avvenire con una nuova
formazione e costi per adeguare nuovi lavoratori alle loro esigenze lavorative.
2. Ricordiamo che uno dei punti importanti del decreto dignità è la parificazione normativa dei
lavoratori interinali con i lavoratori a termine diretti, Con questo accordo si torna alla
situazione precedente.
3. Con la sigla di questo contratto nazionale, che segue alle decine di accordi già siglate in sede nazionale e aziendale dai sindacati confederali, viene al pettine tutta l’impostazione delle leggi sul lavoro degli ultimi 30 anni, le quali delegano alle parti sociali la modifica delle stesse norme di legge, che ormai avviene sistematicamente solo al peggio.
4. Sia questo contratto che tutti gli altri, continuano a spostare risorse dei lavoratori verso gli enti paritetici gestiti da sindacati confederali e aziende che ormai coinvolgono la gestione della formazione, della sanità integrativa, delle pensioni integrative e degli enti bilaterali. Stiamo parlando oramai di ingenti risorse economiche che inevitabilmente snaturano la contrattazione sia nazionale che locale.
ED È FORSE PER QUESTO CHE ANZICHÉ APPROFITTARE DI UNA LEGISLAZIONE PIÙ FAVOREVOLE PER RICHIEDERE MIGLIORAMENTI PER I PRECARI, SI PREFERISCE FARE DEROGHE ALLE AZIENDE?
LE PENSIONI INTEGRATIVE
La previdenza complementare nel 2017 ha registrato un totale di 7,6 milioni di iscritti (il 6,1% in più dell'anno prima), divisi quasi a metà tra quelli che aderiscono ai Pip (i piani individuali
pensionistici, in genere gestiti dalle assicurazioni e in parte dalle banche) e i fondi negoziali, quelli tipici dei lavoratori dipendenti. I negoziali hanno quasi 2,8 milioni di iscritti (la categoria è molto cresciuta da quando in alcuni contratti collettivi è stata inserita la previdenza complementare).
Nell'ambito della Relazione annuale sul settore il presidente della Covip (autorità vigilanza) ha dichiarato che i fondi pensione e i Pip hanno complessivamente un portafoglio pari a 162,3 miliardi di euro (il 7,3% in più dell'anno prima); una somma pari al 9,5% del Pil e al 3,7% delle attività finanziarie delle famiglie. Solo nel 2017 sono stati raccolti 14,9 miliardi di euro.
Tornando alle sole forme complementari, il contributo medio dei singoli iscritti è pari a 2.620 euro l'anno.
07 Giugno 2018 "Repubblica"
SANITA’ INTEGRATIVA
MètaSalute è il Fondo di Assistenza Sanitaria integrativa per i lavoratori dell’Industria metalmeccanica, che interessa più di 1,5 milioni di lavoratori.
In attuazione di quanto previsto dal rinnovo contrattuale del 26 Novembre 2016 stipulato tra Federmeccanica, Fim, Fiom e Uilm, a decorrere dal 1° ottobre 2017 l’iscrizione a MètaSalute è diventata obbligatoria. In sostituzione di parte degli aumenti contrattuali in busta paga le aziende, contribuiscono con 156 euro annuo per ogni dipendente, per un totale nell’intera categoria di oltre 230 milioni annui. Con questo meccanismo le aziende hanno anche ottengono sgravi fiscali.
MètaSalute, ha poi siglato un accordo quadro, con R.B.M Assicurazione e Salute spa che a sua volta viene integrata da Previmedical spa tutte e due con sede via Forlanini 24 a Preganziol TV. Nei Cda delle due società risultano presenti solo esponenti della stessa famiglia.
Sia RBM Assicurazioni salute spa che Previmedical spa sono di proprietà di RBHOLD spa che a sua volta è divisa al 50% tra di F. R. e G. B..

4 aprile 2019

CUB Trasporti - Confederazione Unitaria di Base
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