La crisi industriale di Trenord non trova soluzione neanche con gli ultimi capitoli di questo naufragio, il rimescolamento della dirigenza e l’intervento del ministro dei trasporti.


Questa crisi parte da lontano: l’assetto societario incerto, il management designato mai veramente all’altezza, le scelte politiche in materia di trasporto pubblico e le sempre più incombenti privatizzazioni di beni e servizi che ne rappresentano il passaggio fondamentale.
Trenord, nata giusto sei anni fa, con un parto traumatico (tutti si ricordano la settimana di buco dei sistemi di gestione che ne paralizzò il funzionamento) non ha mai ingranato, nonostante abbia il contratto più favorevole per l’impresa, nonostante i lavoratori siano stai lasciati orfani di norme e diritti.
I sindacati che hanno condiviso l’iter costitutivo di Trenord, eccetto rare occasioni non sono mai riusciti veramente a coniugare la tutela degli interessi dei lavoratori e dei viaggiatori.
Quando non si riesce a difendere le norme sul lavoro, sulla sicurezza, alla fine si condivide il peggioramento causato dal degrado degli standard che coinvolge tutti.

Il 9 e 10 dicembre lo sciopero ha coinciso con il taglio del servizio, messo in atto in molte direttrici, per manifesta incapacità a dare risposte adeguate in materia di mobilità nella metropoli lombarda, che conta più di 10 milioni di abitanti.
I lavoratori stanchi di subire da anni lo scivolamento verso il basso di norme e diritti, in un clima aziendale intransigente vero le problematiche del personale e invece negligente all’applicazione delle regole e delle norme a tutela dei diritti essenziali e della sicurezza.
Uno sciopero a tinte alterne ma che dimostra ora più che mai la necessità di ripartire dal basso nel ricostruire una piattaforma rivendicativa, ora assente, che parli di diritti, di lavoro, di sicurezza.

Beni primari per lavoratori e cittadini.
Alle decine di quotidiane soppressioni operate per incapacità nell’organizzare un’offerta efficiente, alla centinaia di quelle dovute ora al taglio dei servizi, ieri si sono aggiunte quelle dello sciopero.
I lavoratori stanchi del clima aziendale, con consapevolezza e determinazione, hanno cominciato a rompere quel muro di diffidenza tanto abilmente costruito dalla rete aziendale della contrattazione individuale e del ricatto, della negazione di diritti.

La Cub-Trasporti nel difendere i diritti e le condizioni di lavoro di chi sta subendo attacchi di ogni tipo, è anche al fianco delle centinaia di migliaia di viaggiatori che si vedono privati della minima qualità di un servizio irrinunciabile e primario.
Proprio per questo è necessario che si apra la discussione sulle reali conseguenze degli spacchettamenti e delle privatizzazioni e della necessità di invertire il trend in atto, totalmente pagato da lavoratori e utenti dei servizi pubblici.
Ancora una volta denunciamo azioni atte a comprimere il diritto di sciopero attraverso il volontario disconoscimento delle regole sugli scioperi, il fraudolento utilizzo di personale oltre l’orario di lavoro.

Difendere i diritti conquistati con anni di generose lotte, vuol dire tutelare le condizioni lavorative degli addetti ma anche il futuro occupazionale in un settore strategico per l’intera società.

MILANO, 11/012/18
CUB Trasporti - Confederazione Unitaria di Base
contatti ferroviari: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


     Comunicato fine sciopero del 10dic18-Fine-sciopero-3Nord.pdf

 

FaceBook