La Commissione di Garanzia costringe la Cub-Trasporti a revocare lo sciopero dell’11 novembre prossimo in Trenord appellandosi allo spostamento di virgole nella dichiarazione (non è una battuta).

La Commissione evidentemente disposta a tutto pur di fermare questo sciopero ha utilizzato tutti gli strumenti in suo possesso, ed anche oltre visto come si svolti i fatti. Questo provvedimento ha un sapore decisamente autoritario, che nei fatti limita il diritto di sciopero e crediamo sia superfluo aggiungere altro. Tutto ciò si incrocia con la revoca autonoma dello sciopero, nella stessa data, da parte di Orsa che evidentemente ha valutato sufficiente per sospendere la protesta il comunicato ad opera del Direttore HR e Change Management.
Nel comunicato viene sottolineato che Trenord con le iniziative poste in atto nei mesi scorsi “non ha mai inteso né intende reprimere, limitare o discriminare la fruizione legittima dei diritti dei lavoratori previsti dall’ordinamento Legislativo Italiano”. Ricordiamo, come già sottolineato in altri precedenti interventi di Cub-Trasporti
verso questa nuova arroganza Dirigenziale, che i diritti dei lavoratori non sono nelle loro disponibilità e che non devono sbracciarsi per ricordarlo.
Cub Trasporti, che da diversi anni denuncia la oramai penosa situazione industriale in cui è lentamente e inesorabilmente scivolata Trenord, figlia legittima di scelte politiche sbagliate e di ancor più sbagliata e inappropriata direzione aziendale contraddistinta da confusione, incapacità, miste ad arroganza. Le responsabilità della politica in primis Lombarda, sono evidentissime, dal momento che la Regione ha direttamente competenza nel Trasporto pubblico e che da quando è nata l’idea di Trenord non ha mai avuto soluzione di continuità sulle scelte effettuate.
Quasi un milione di pendolari, nel cuore pulsante del sistema produttivo Italiano meritano ben altro, che le chiacchere La cronache delle ultimissime ore, con la notizia di ulteriori tagli, necessari per far fronte alle continue soppressioni di servizio per carenze di convogli e personale, non fanno altro che dimostrare questo incredibile fallimento perpetrato a danno dei viaggiatori, dei contribuenti e dei lavoratori.

Le convocazioni ad personam e l’utilizzo di strumenti come gli indicatori di performance, non sono solo mezzi per isolare i lavoratori e spremere sempre più ore di lavoro, ma sono connaturate alla filosofia del contratto aziendale, a dimostrazione che il passaggio verso le societarizzazioni è necessario per reprimere diritti e comprimere sempre più i salari.
Per questo non ci basta la semplice promessa di discuterne i criteri: non ci interessa se gli indicatori di performance individuale non terranno conto dei diritti di legge. Noi non vogliamo parlare di alcun indicatore. I parametri di lavoro stanno su legge, CCNL e normativa, già pesantemente peggiorate in questi ultimi anni, che hanno visto aumentare in maniera vertiginosa la prestazione lavorativa, i carichi di lavoro e la morbilità che si manifesta con tassi mai visti prima di malattia e inidoneità.
Per quanto ci riguarda non possiamo che denunciare la chiara opposizione allo sciopero per mezzo della Commissione, che già nel passato non aveva lesinato interventi di parte: quella della aziende, contro i diritti dei lavoratori.
Lo sciopero dichiarato è al centro di una vertenza che i lavoratori vogliono come forma di denuncia di una situazione ormai insostenibile anche per gli utenti e che chiaramente avrebbe intaccato gli interessi politico-aziendali che sono -ormai è chiaro- la ragione sociale vera di Trenord.
Per questo non ci fermeremo di certo e dichiareremo ancora sciopero nella prima data utile di dicembre.

Uniti Nella Lotta

Roma 08/11/18

CUB Trasporti - Confederazione Unitaria di Base
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