PRESIDIO DAVANTI ALLA REGIONE LAZIO MERCOLEDÌ 4.3.2015 DALLE ORE 9,30 (Piazza Oderico da Pordenone) In contemporanea con la convocazione della Cub Trasporti e delle altre OO.SS. effettuata dall’Assessore al Lavoro per illustrare la norma sui contratti di ricollocazione.



Negli aeroporti italiani e del Lazio si susseguono le vertenze del lavoro.

Il bilancio è drammatico in termini sociali

In soli 6 anni i licenziamenti nel comparto aereo-aeroportuale del Lazio sono oltre 13.000. L’impatto è stato impressionante anche nell’indotto, seppur difficili sono da censire in quest’ambito gli effetti concreti sull’occupazione, sui diritti e sui salari.

Nel comparto aereo-aeroportuale è dilagato il precariato mentre la cassa integrazione ed i contratti di solidarietà sono una realtà da cui non sembra poter sfuggire nessuno.

Per chi è rimasto a lavorare l’impoverimento è ormai una condizione che assilla migliaia di famiglie.

Anche le condizioni di lavoro sono drasticamente peggiorate, per non parlare dei turni (flessibili ed elastici) e dei riposi, dei ritmi e dei carichi di lavoro che sono ormai insostenibili ma che le aziende pretendono di aumentare indiscriminatamente, prima fra tutte Alitalia (ha già avviato il confronto pur di ottenere ulteriore polivalenza…!) insieme ad Aviation Services, Aviapartner ed altri operatori aeroportuali.

Gli incidenti sul lavoro si moltiplicano e gli infortuni, come le malattie professionali, sono una piaga endemica, soprattutto nei settori dell’handling.

Eppure a questo vero e proprio bollettino di guerra scatenata contro i lavoratori, corrisponde una esplosione industriale del comparto aereo-aeroportuale-indotto.

Non è un caso che la ricca torta del Trasporto Aereo italiano sia contesa da molti: speculatori italiani e stranieri che certo non hanno dovuto aspettare la disgraziata controriforma del lavoro di Renzi per riempirsi le tasche, saccheggiando il futuro di intere generazioni di lavoratori.

Una vera e propria esplosione industriale del comparto

Gli indici di traffico sono aumentati in maniera consistente dal 2008 al 2013 su tutto il territorio nazionale (+10,3% il traffico passeggeri e +10,6% traffico merci). Nel 2014, poi, c’è stata una vera e propria esplosione industriale: il confronto sul 2013 evidenzia un vero e proprio boom per il comparto aereo-aeroportuale-indotto su tutto il territorio nazionale (+4,5% pax e 5,0% merci).

Negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino c’è stata una vera e propria deflagrazione industriale, ben oltre le più rosee aspettative dell’ICAO che, già nel 2004, annunciava una imminente e consistente crescita del settore: solo nel traffico passeggeri si è registrato +6,5% a Fco e +5,7% a Cia. Tutto questo, peraltro, non è certo imputabile alla sola crescita delle compagnie low-cost, visto l’oggettivo e consistente incremento delle attività dei vettori sulle tratte intercontinentali, ove minore è la concorrenza di Ryanair, Easyjet e altre analoghe azienda.

Profitti per gli investitori, disoccupazione e sacrifici per i lavoratori
Non basta evocare la mancanza di regole e la feroce concorrenza per individuare il motivo per cui in un settore in espanzione, aumentano i licenziamenti, la cassa integrazione ed i contratti di solidarietà, nonché la precarietà, l’impoverimento e lo sfruttamento di chi è in servizio.

E’ evidente che è stato sferrato un vero e proprio attacco al mondo del lavoro, senza che la categoria, anche a causa delle scelte sindacali delle sigle firmatarie degli accordi e dei contratti a perdere, sia stata in grado di reagire e di invertire la deriva in cui è stata lasciata scivolare.

Evidenti le responsabilità à politiche

Anche le responsabilità à politiche sono evidenti: l’assenza di un piano di sviluppo industriale dell’intero comparto ha, di fatto,  scaricato sulla categoria gli effetti di una feroce concorrenza.

Basti considerare a tale proposito che sull’aeroporto di Fiumicino, unico caso in Europa, sono state 6 le società (da Febbraio 2015 sono diventate 5 per l’uscita di scena della fallita Groundcare!) che da anni si sono spartite la ricca torta del mercato dell’handling: una situazione che ha accelerato il disastroso dumping delle condizioni di lavoro nel settore.

Ingentissimi investimenti pubblici per espellere i lavoratori

In tale contesto sono particolarmente consistenti gli investimenti pubblici finalizzati, in realtà, a consentire inaccettabili ristrutturazioni aziendali, mirate solo ad espellere migliaia di lavoratori a tempo indeterminato e ad aumentare esponenzialmente l’utilizzo del lavoro precario.

L’abuso della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà è ormai evidente ed insostenibile: un bancomat per le aziende ed una iattura per i lavoratori. Altrettanto enorme è il ricorso alla mobilità!

Oltre 16.000 lavoratori (quasi il 25% della forza lavoro totale!), infatti, ricorrono a vario titolo e con diversa intensità agli ammortizzatori sociali, integrati, ed ora anche “estesi”, da parte del Fondo Speciale del Trasporto Aereo, alimentato non solo dai contributi delle aziende e dei lavoratori, ma dal prelievo di 3 euro sulla collettività che utilizza/transita negli aeroporti del nostro Paese.

A tali cifre si somma una gran parte degli oltre 60 mln di euro che Governo e Regione Lazio (vedi Sole24Ore del 18.1.2015) hanno stanziato per finanziare la ricollocazione dei licenziati, affidando il progetto di riqualificazione/reinserimento a privati che saranno ricompensati con denaro pubblico, ad es. Manpower, Direzione Lavoro e…CgilCislUilUgl come riferito da Repubblica del 2.3.2015.

Peraltro Regione e Governo lo fanno in maniera discriminatoria: da subito con i licenziati AZ 2014 ma rimandando inaccettabilmente di intervenire per i licenziati di Argol, Groundcare/Groundcare Milano, AZ 2008 ed altri ancora.

E’ ora che lo Stato intervenga per tutelare l’occupazione

Dunque una quantità enorme di finanziamenti pubblici che lo Stato sarebbe opportuno che investisse non più solo a sostegno delle aziende ma per generare ricadute positive anche per il lavoro.

Non più sussidi per l’esistenza ma lavoro e crescita professionale per tutti
Ormai non è più rinviabile un confronto serio ed approfondito per definire una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario: una soluzione che rilancia l’occupazione e libera dallo sfruttamento chi è rimasto in servizio.

Negli aeroporti il lavoro c’è ed aumenta anno-dopo-anno:
i lavoratori non possono continuare a subire, nell’indifferenza delle istituzioni.

La Cub Trasporti ha avviato un percorso di mobilitazioni affinché si rompa il muro di silenzio calato sulle vertenze in atto nel comparto.


Ricominciamo da capo … dall’ABC: Aeroporto Bene Comune

 

 


4 MARZO 2015                           

CUB Trasporti
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