A noi interessa mantenere in Italia un settore auto. È l’ora di voltar pagina.  Occorrono  scelte strategiche per rilanciare il settore auto. La costituzione del polo delle auto di lusso Alfa-Ferrari-Maserati attraverso una società autonoma, la ricerca di nuovi partner per il marchio Fiat, la progettazione di nuove vetture di gamma alta e di nuovi motori 4 e 6 cil, l’intervento pubblico nel capitale sono scelte non più rinviabili.

 

Se si costituisce il polo delle auto di lusso Alfa-Ferrari-Maserati diventa centrale  mantenere ad Arese lo stile, progettazione e sperimentazione delle vetture Alfa, ha senso ritornare ad investire prepotentemente nella gamma medio alta.
Non bastano annunci di circostanza di un mezzo polo e di una presunta collaborazione tecnica per ridurre i costi, occorre andare oltre in tempi rapidi.
R) La cosa è sul tappeto come Alfa Maserati Rispondeva lei dott. Marchionne

Era il 2005 quando in questa assemblea facevamo queste affermazioni, dopo che già dal 2003 avevamo lanciato questa proposta.
Da allora sono passati nove anni nei quali avete fatto tutto il contrario e operato per distruggere il marchio Alfa. 

Adesso, affermate che l’Alfa, assieme a Maserati, sarà il pilastro della strategia FCA, con l’obiettivo di costruirne 400 mila all’anno

Come si fa a crederci? Per dare un’idea del disastro attuale, nel 2013 l’Alfa  ha venduto  74.000 vetture di cui 31.600 in Italia e nel primo semestre del 2014 c’è un ulteriore calo del 9,3 %. Siamo lontani anni luce dalle 400.000 vetture. Del resto già nel 2007 e nel 2010  mentre la produzione e vendite continuavano a calare, avevate promesso prima 300 mila poi 500 mila Alfa.

Adesso lei dott. Marchionne prima promette 5 miliardi di € di investimenti per 5 nuovi motori Alfa, di cui 3 a benzina e 2 diesel, nuovi pianali specifici con trazione posteriore o integrale e 8 nuovi modelli di cui uno ( la Giulia) a fine 2015 e gli altri 7 tra il 2016 e il 2018. Poi a Detroit dice che i 5 miliardi sull'Alfa Romeo dipenderanno dal successo del primo modello.
Tutto è troppo indefinito, a cominciare dagli stabilimenti dove si produrranno le vetture Alfa.
Per il rilancio servono ingenti investimenti  e anni di lavoro perché nulla si improvvisa e più che promesse servono fatti.

Rilanciare l’Alfa significa ridare identità al marchio, ritrovare le sue radici storiche a partire dal rilancio del Museo oggi chiuso. Questo sarebbe logico, se credete in quello che dite, proprio in vista dell’Expo, dato che è a due passi, ma di questo non c’è traccia.

Oggi siamo in assemblea per sancire la fusione tra Fiat e Chrysler e dare il via alla nascita di FCA Alla base di questo progetto c’è l’ottavo piano  col quale si  promette di vendere 7,5 milioni di auto nel 2018 a fronte di 4,4 milioni vendute nel 2013; 800 mila con marchio Chrysler ( da 350 mila), 1,9 milioni con marchio Fiat. Gli investimenti saranno pari a 55 Miliardi €. 
Le fabbriche Italiane saranno saturate per costruire vetture da esportare all’estero: 200 mila Jeep a Melfi e poi tutte le Alfa. Viene decretata la morte del marchio Lancia.
Ancora una volta è totalmente assente un piano sulle  elettriche e ibride sulle quali  Fiat continua a non credere e sulle quali invece gli altri costruttori investono da anni.

Se i sette piani precedenti sono rimasti sulla carta, anche questa volta si promettono cose che difficilmente potranno essere mantenute perché i soldi non ci sono.
Infatti  il bilancio dei primi sei mesi del 2014 della FCA l’utile è praticamente azzerato ( 24 Milioni € contro 466 milioni  € del primo semestre 2013). L’indebitamento  è passato da  30,2 Miliardi € a 31,9 Miliardi di cui l’indebitamento industriale in soli sei mesi è aumentato di 2,7 Miliardi € passando da 7 a 9,7 miliardi  € e la liquidità si è ridotta  di 2 miliardi € passando da 22,7  a 21,7 miliardi.

Con un indebitamento così elevato, non si capisce dove si prenderanno i soldi per onorare gli investimenti promessi. Questo non è stato detto.

Inoltre se analizziamo brevemente il progetto che di FCA vediamo che nella gestione delle fabbriche tutto ruota attorno alla applicazione del sistema WCM (Word Class Manufacturing) che ha imposto notevoli cambiamenti nel ruolo dei lavoratori. Per voi al centro c’è il processo produttivo che deve funzionare senza intoppi, tutto il resto si deve adeguare. Così  nella fabbriche Chrysler i lavoratori hanno dovuto accettare pesanti sacrifici salariali e sociali, lo stesso è avvenuto in Italia.
In Italia il ruolo dei lavoratori in fabbrica e dei sindacati una questione ancora aperta che non si può banalizzare solo con il ricatto del posto di lavoro.

Voi oggi portate la sede fiscale in Gran Bretagna per pagare meno tasse e sede legale in Olanda per consolidare il potere della famiglia,  assegnate un ruolo marginale all’Europa ed in particolare all’Italia, dove si lasciano solo i disastri e le rovine.

Nel 2013 in Italia si sono prodotte solo 388 mila auto, lo 0,59 % della produzione mondiale, contro il 9% del 1968 e il 4% del 2000. Il settore auto sta scomparendo per colpa innanzitutto vostra.

Terminiamo richiamando ancora quanto affermato in questa assemblea nel 2005.
A noi interessa mantenere in Italia un settore auto in quanto  strategico sia per Fiat (ora FCA) sia per il paese ma soprattutto per i lavoratori che hanno pagato e stanno pagando un prezzo durissimo sia in termini occupazionale che  salariali.
Lo abbiamo ripetuto più volte anche quando avete chiuso gli stabilimenti di Arese, di Termini Imerese e ridimensionato altri stabilimenti. Oggi oltre la metà dei lavoratori Fiat in Italia sono in cig e questo è bene ricordarlo.
Abbiamo inoltre affermato più volte e ne siamo convinti che per mantenere il settore auto in Italia è necessario l’intervento dello Stato, che in questi anni è stato assente. FCA da sola non può garantirlo.

                                                                           Gli azionisti
                                                            Carlo Pariani e Pierluigi Sostaro




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