FCA - Piano fiatAdesso uno dei pilastri del piano diventa l’Alfa Romeo che dovrebbe resuscitare, ma le premesse non ci sono. Quello del 6 maggio  è l’ottavo piano presentato nella gestione Marchionne, il primo di FCA (Fiat-Chrysler) . Finora tutte le previsioni sono state un colossale imbroglio.


1. Il piano  2005-2008 del 2005 prevedeva 10 miliardi di investimenti , 20 nuovi modelli e 23 aggiornamenti,  la riduzione della capacità produttiva in Italia di 65.000 vetture
2. Il piano 2007-2010 del2007  prevedeva 16 Miliardi € di investimenti, 23 nuovi modelli e 23 restyling. La produzione di  2,8 milioni di auto di cui 300.000 ciascuno per i marchi Lancia e Alfa che sarebbe tornata sul mercato americano nel 2009.
3. Il piano per Chrysler prevede ancora 21 nuovi modelli entro il 2014 e il raddoppio della produzione di auto da 1,3 a 2,8 milioni.
4. Il piano 2010-2011  del 2009 prevedeva 17 nuovi modelli più 13 rifacimenti  con solo 8 miliardi di investimenti.  Si prospettava la riduzione della capacità produttiva del  30% e una diminuzione dell’occupazione di decine di migliaia di lavoratori.
5. Il piano Italia 2010-2014  ipotizza di produrre 6 milioni di auto di cui 1,4 milioni in Italia. Promessi 20 Miliardi di investimenti per 34 nuovi modelli e 17  rifacimenti. Fiat raddoppierà le vendite da 2 a 3,8 milioni di auto di cui 2,2 Fiat, 500 mila Alfa, 300 mila Lancia.
6. Dopo appena 14 mesi, “Fabbrica Italia” viene ritirato e Marchionne ripiega su un ben più modesto piano industriale  che prevede il lancio di due Suv, peraltro mai visti.
7. Con il settimo piano del 2012, si abbassano i target di vendita: da 6 milioni di auto si scende a 4,6, e i modelli  calano a 30. Sugli  investimenti Marchionne non parla.

Con questo ottavo piano 2014-2018, Marchionne si scatena: promette di vendere 7,5 milioni di auto nel 2018 a fronte di 4,4 milioni vendute nel 2013;  3,1 milioni sarebbero vendute in Nord America, 1,5 milioni in Europa, 1,8 milioni in America Latina e 1,1 in Asia (India e Cina dove oggi è praticamente assente). Il piano prevede di produrre 400 mila con marchio Alfa (da 74.000), 1,9 milioni con marchio Jeep (da 732 mila), 800 mila con marchio Chrysler ( da 350 mila), 1,9 milioni con marchio Fiat. Gli investimenti saranno pari a 55 Miliardi €. 

Le fabbriche Italiane saranno saturate per costruire vetture da esportare all’estero: 200 mila Jeep a Melfi e poi tutte le Alfa. Viene decretata la morte del marchio Lancia.

Ancora una volta è totalmente assente un piano sulle  elettriche e ibride sulle quali  Fiat continua a non credere e sulle quali invece gli altri costruttori investono da anni.

Marchionne promette cose che non può mantenere perché i soldi non ci sono. Infatti, quasi in contemporanea  dell’ennesimo piano, è uscito il bilancio dei primi tre mesi del 2014 della FCA  che è in rosso per 319 Milioni di  €, ma la cosa più grave è che l’indebitamento, in soli tre mesi è passato da  30,2 Miliardi € a 31,3 Miliardi € e la liquidità si è ridotta  di 2 miliardi € passando da 22,7  a 20,8 miliardi.
Con un indebitamento così elevato, non si capisce dove Marchionne prenderà i soldi per onorare gli investimenti promessi. Ovviamente non lo dice.
 
L’Alfa: dalla morte alla resurrezione. Come si fa a crederci?
Marchionne negli scorsi anni ha operato per distruggere l’Alfa chiudendo Arese, annullando investimenti e nuovi modelli  ora dice che l’Alfa sarà il pilastro della strategia FCA.
Per dare un’idea del disastro attuale, nel 2013 l’Alfa  ha venduto  74.000 vetture di cui 31.600 in Italia. Siamo lontani anni luce dalle 200.000 vetture che si vendevano prima della gestione Fiat, figurarsi  arrivare a 400.000 vetture. Del resto già nel 2007 e nel 2010 Marchionne, mentre la produzione e vendite continuavano a calare, aveva promesso prima 300 mila poi 500 mila Alfa.

Adesso Marchionne promette 5 miliardi di € di investimenti per 5 nuovi motori Alfa, di cui 3 a benzina e 2 diesel, nuovi pianali specifici con trazione posteriore o integrale e 8 nuovi modelli di cui uno ( la Giulia) a fine 2015 e gli altri 7 tra il 2016 e il 2018.
Tutto però è troppo indefinito, a cominciare dagli stabilimenti dove si produrranno le vetture Alfa.
Rilanciare l’Alfa significa ridare identità al marchio, ritrovare le sue radici storiche a partire dal rilancio del Museo oggi chiuso. Servono ingenti investimenti  e anni di lavoro perché nulla si improvvisa e più che promesse servono fatti.

Già dal 2003 la Cub aveva proposto la costituzione del polo delle auto di lusso Alfa Ferrari e Maserati, mentre Fiat dichiarava che il core business erano Panda e Punto.

Di fronte ai disastri Marchionne risponde sempre alzando il tiro e facendo promesse roboanti che sono il preludio ad un continuo declino industriale e occupazionale.
Invece di fare i servi sciocchi della Fiat  è bene che la si costringa ad un confronto stringente e serio sulle reali prospettive occupazionali in Italia.
Lo deve fare il Governo per mantenere un settore auto moderno in Italia, favorendo se necessario l’insediamento di altri produttori.

Per la difesa dell’occupazione, del reddito, del lavoro e dell’ambiente occorre un cambiamento radicale per la riconversione del settore verso un nuovo modello di sviluppo creando in anticipo, posti di lavoro in attività con una valenza sociale e non  di puro profitto.


Milano: maggio 2014                                                 FlmUniti-Cub Fiat settore auto

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