La FLMUniti-CUB convocata dal Ministro del Lavoro Di Maio al Mise, ha sostenuto ancora con più forza le ragioni per le quali come unica sigla sindacale si era opposta all’accordo del 6.09.2018.

Il tanto atteso confronto di martedì 9 Luglio 2019 al Ministero del Lavoro tra le parti sociali, a circa un anno dalla firma, ha messo in evidenza che quell’accordo consegnò i lavoratori nelle mani dell’acquirente Arcelor/Mittal senza tutele, chiedendo loro di rinunciare a tutti i diritti maturati da normative e leggi.
Oggi è Arcelor/Mittal che chiede il rispetto dell’accordo.
L’accordo non salvaguardia l’occupazione!
Come già dimostrato fin dall’inizio con i 3200 lavoratori in esubero tra licenziati con incentivo e posti in cassa integrazione dall’ILVA, ai quali si sommano i circa 1400 di questi giorno messi in CIGO dal nuovo gestore.
Tanto meno tutela la salute dei lavoratori, visto il continuo inquinamento emesso dal siderurgico.
Le OO.SS. firmatarie hanno dovuto prendere atto che l’accordo era un bidone e Mittal lo utilizza a proprio vantaggio.
Il nuovo gestore Arcelor/Mittal, ha ribadito che non ci saranno nel sito di Taranto, altre assunzioni e con ironia ha fatto notare che è stato assunta una unità in più rispetto a quanto contenuto nell’accordo (8201).
Ha sostenuto di non ritirare la cassa integrazione in quanto utilizza gli strumenti che le normative italiane prevedono, anzi non ha dato assicurazioni sull’utilizzo di ulteriore CIGO.
E’ emerso con chiarezza che la questione dell’immunità penale, serve ai nuovi gestori non perché responsabili del passato ma di quanto avviene da un anno a questa parte!
Le emissioni di sostanze tossiche continuano.
I lavoratori vengono fatti lavorare su impianti sotto sequestro, anche con Arcelor/Mittal.
Lavoratori e cittadini continuano a respirare veleni e purtroppo le vittime, anche tra i bambini, non si fermano.
La FLMUniti-CUB aveva ragione e continua la lotta per la salute e l’occupazione.
Finchè non si fermano le fonti inquinanti, nessuna vera bonifica è realizzabile; finchè non si proclama un vero piano industriale che prevede l’utilizzo dei lavoratori diretti e dell’indotto, adeguatamente formati da impiegare nelle bonifiche, che non si limitano alla parziale copertura delle polveri, ma ad un intervento su tutto il contaminato a partire dal sito industriale dell’area a caldo, alla rimozione delle tonnellate di amianto presenti nel sito, al territorio, alle falde.
Non solo la salute ma anche l’occupazione è in pericolo.
Nessuna produzione è garantita se non per sfruttare le quote di mercato della produzione di acciaio nel siderurgico di Taranto, il porto come area strategica e l’utilizzo dei lavoratori sempre più con meno garanzie occupazionali fino a quando i vecchi cicli produttivi nello stabilimento collasseranno per l’insufficienza della manutenzione per mancata applicazione di innovazione tecnologica, neanche più applicabile su una struttura obsoleta come quella di Taranto.
L’ex Ilva, allo stato attuale è in una condizione non più compatibile con la vita umana per cui, per fermare le emissioni e il dilagare di veleni che continuano a mietere vittime, compromettendo addirittura il futuro dei bambini, vanno fermate le fonti inquinanti e programmare un lungo periodo di bonifiche e risanamento prospettando un impegno lavorativo vero per migliaia di lavoratori che va oltre la produzione dell’acciaio.

Taranto 10 7 2019
FLMUniti - CUB Nazionale

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