La partecipazione della CUB al convegno sul "Piano Taranto" il 1° maggio ha arricchito di significato politico la festa dei lavoratori. Segui la pagina Facebook "Piano Taranto"

 

 

 

 

I decreti "Salva Ilva" hanno condannato a morte i lavoratori e la città di Taranto. Non ci sarà mai giustizia se non si uniscono lavoratori e cittadini: è necessario un percorso di lotta che porti alla costruzione di uno sciopero generale, questo è il messaggio che la CUB ha portato a Taranto per voce del segretario nazionale Antonio Ferrari.

Presentato in conferenza stampa il "Piano Taranto"!

Dall’unione di diverse realtà cittadine, associazioni, comitati, il sindacato FLMUniti – Cub e singole persone, è stato presentato al Parco archeologico delle mura greche unPiano di Riconversione per Taranto”, che prevede nei confronti delle istituzioni locali e nazionali, dei sindacati e delle associazioni di categoria la sottoscrizione di un accordo di programma tra le parti, che consenta alla città di Taranto di liberarsi dalla monocultura dell’acciaio e di rispondere all’emergenza sanitaria, ambientale, sociale, democratica ed economica che continua a perdurare nel territorio jonico.

L’Accordo di Programma è uno strumento normativo che portò alla chiusura dell’area fusoria dell’Ilva di Genova, dichiarata dalla Magistratura incompatibile con la vita umana- che consentirebbe alla città di Taranto di avviare un processo di chiusura del siderurgico, decontaminazione, bonifica e riconversione economica del territorio.
Nel Piano sono riportate le analisi dei costi sostenuti per mantenere in vita una fabbrica che, ad oggi - come afferma lo stesso Ministro Calenda - costa allo Stato 30 milioni di euro al mese.
Sono stati individuati i fondi pubblici che permetterebbero alla forza lavoro, attualmente impiegata all’Ilva e nell’indotto, di essere riqualificata e reimpiegata nelle opere di bonifica che, allo stato attuale, costituiscono un investimento economico più redditizio, in visione di una programmazione green dell’economia mondiale, facendo di Taranto la città pilota dell’industria 4.0.
Sono stati ripercorsi gli allarmanti dati sanitari – a partire dallo studio Forastiere- Triassi- Biggeri, che per la prima volta ha stabilito il nesso di causalità tra inquinamento ed incremento di malati e morti – fino ai dati ISTAT diffusi dalla ASL nel dicembre scorso. È stato evidenziato come, negli anni, ci sia stato un incremento costante del surplus di malattie correlate all’inquinamento ambientale e i relativi costi sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale.
Dall’analisi complessiva emerge che l’Ilva sia, di fatto, economicamente sconveniente e che debba restare aperta esclusivamente per garantire la soddisfazione dei crediti delle banche – le uniche tutelate nei decreti salva- Ilva – esposte per circa 3 miliardi di euro.
Sono state anche individuate nei processi di riconversione ecologica e di attivazione di economie alternative le prospettive lungo le quali costruire una economia diversa per il territorio, libera dal ricatto occupazionale.

Annunciato per l’autunno uno sciopero generale e sociale con Taranto protagonista e da allargare ad altri territori in lotta, per mettere il nuovo Governo davanti alle proprie responsabilità sui temi della devastazione ambientale e sociale del Paese.

Il Piano Taranto è in continua evoluzione ed è aperto ai suggerimenti di chiunque voglia dare il proprio apporto e sarà l’oggetto di discussione dell’assemblea mattutina del Primo Maggio 2018 nel parco archeologico delle mura greche.

Taranto 30 04 2018

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