Abbiamo voluto esser presenti anche quest'anno al Festival canoro, ancora una volta sponsorizzato con i risparmi fatti sulle spalle dei lavoratori TIM.

Video di Alfredo Comito 

 

 

 

In questo momento, con un contratto aziendale tuttora da recuperare, nuovi tagli previsti, e la novità di una possibile divisione dell'azienda era ancor più doveroso esser lì a far risuonar la nostra voce di lavoratori ai microfoni del grande palcoscenico sanremese.
L'iniziativa ha avuto un buon risalto mediatico. Doveroso ringraziare tutti i partecipanti, e chi non ha potuto partecipare ma ha dato il suo fattivo contributo alla riuscita della manifestazione.
Una piccola nota stonata l'ha cantata qualche soggetto che si è auto-celebrato quale attivo organizzatore dell'evento.
Chi ha seguito sia la preparazione che la realizzazione della giornata a Sanremo conosce bene
i vari comportamenti: se tutti coloro che si sono mobilitati nell'ultimo anno e 1/2 si fossero impegnati come nelle loro possibilità sarebbe andata anche meglio.

***********************************************************************************
il documento letto in sala stampa del teatro Ariston :

Per il secondo anno consecutivo i lavoratori TIM e delle telecomunicazioni sono al Festival di Sanremo
sponsorizzato da TIM anche con i tagli su i lavoratori.
In occasione della finalissima del Festival di Sanremo 2018 i lavoratori della TIM e delle elecomunicazioni sono nuovamente qui a manifestare a distanza di un anno.
Perché dal 2017 in TIM e in tutto il settore i problemi per i lavoratori sono rimasti tali e di nuovi se ne sono aggiunti a peggiorare – ulteriormente - la situazione, in aperto contrasto con la ripresa economica delle aziende.
Da 2 anni TIM sponsorizza il Festival, e possiamo ben dire che lo fa' anche con i tagli su i lavoratori, in termini di salario, diritti e posti di lavoro.
Infatti, alla base della protesta dei lavoratori di oggi vi è la disdetta – da oltre un anno - del contratto aziendale da parte di TIM, il piano strategico 2018-20 che prevede 7.500 tagli di posti di lavoro e 2.000 assunzioni fatte pagare ai lavoratori attraverso la Solidarietà Espansiva, con un taglio al salario di oltre 1.000 euro l’anno.
La situazione sempre più precaria nelle altre aziende di TLC, ne sono un esempio i call center, dove il ricatto occupazionale imperversa assieme al lavoro nero e al cottimo, per arrivare ai casi di lavoro gratis.
Il settore sconta un deficit normativo, ulteriormente aggravato con l’ultimo rinnovo economico del Contratto nazionale. Un Contratto “povero”, con un modesto aumento salariale di appena 50 euro e niente per la vacanza contrattuale di ben 3 anni, erogazioni sotto forma di welfare e la prospettiva di una retribuzione legata a parametri di produttività misurabile.
Mentre in questi giorni i vertici di TIM stanno presentando ad autorità e istituzioni un piano che prevede la separazione della Rete. Una spaccatura dell'azienda, un progetto da i risvolti - quantomeno – indefiniti, con il rischio di creare una o più bad company.
La TIM che in 10 anni ha eliminato ben il 25% dei posti di lavoro, riducendo gli organici di 16.000 unità! Ora si appresta a tagliarne altri 5-6.000.
Tutto questo avviene in un settore dove l’azienda madre TIM, e anche le altre, negli ultimi 2 anni sono tornate – in buona parte - ad ottenere risultati economici positivi, sia in termini di utili sia anche di ricavi, nuovamente in crescita dopo anni negativi. Infatti, per le telecomunicazioni il 2016 è stato il secondo anno consecutivo di crescita dei ricavi, che segnano +1% (come nel 2015) toccando i 42,6 miliardi di euro, rispetto ai 42,2 miliardi dell’anno precedente e ai 41,8 miliardi del 2014. Inoltre, ricordiamo che da inizio anno le maggiori società telefoniche hanno aumentato le
tariffe del fisso dell’8,6%.
“Le ricette” proposte: Solidarietà Espansiva o un Fondo di Settore per "gestire" le ristrutturazioni, pagato da aziende, utenti e da gli stessi lavoratori, entrambe non sono soluzioni accettabili.
Per i dati economici appena illustrati è del tutto ingiustificato colpire lavoratori e utenti nelle ristrutturazioni, operazioni che servono solo a mantenere alti i profitti delle aziende. Il settore non è in crisi come viene dipinto per tagliare su i “soliti noti”, rivendichiamo: contratti veri, con retribuzioni adeguate, diritti e una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, e che ci sia un ruolo pubblico nelle telecomunicazioni.

Sanremo, 10 febbraio 2018
FLMUniti-TIM


Share this post
FaceBook