"Negoziati congelati", veti incrociati, ricorsi al TAR ed economie alternative. I lavoratori sballottati tra il paventato pericolo di perdere il posto di lavoro e la prospettiva di lavorare a condizioni che impone Arcelor Mittal.

Le dichiarazioni del ministro Calenda che interrompe le confuse trattative cominciate senza mai rendere pubblico il decreto di assegnazione del Gruppo ad Arcelor Mittal.
La mancanza di un vero piano industriale trasparente,
mai approfondito ai numerosi tavoli romani, di certo c'è solo l'ennesima proroga nel risolvere il fermo dei veleni che continuano a mietere vittime tra i lavoratori e i cittadini.
Un virtuale piano industriale e ambientale, approvato con DPCM del 29.09.2017, privo di innovazione tecnologica del ciclo produttivo ma certo nell'ulteriore allungamento dei tempi di realizzazione del processo di "risanamento ambientale".

Ne deriva un quadro desolante dove pare si sia aperta ufficialmente la campagna elettorale. Non saracino i ricatti e le minacce del Ministro e delle burocrazie delle 00.SS., né il ricorso al TAR dei responsabili istituzionali locali a risolvere alla radice e nel concreto il problema dei lavoratori e dei cittadini coinvolti.
Solo una presa di coscienza di tutti i lavoratori, coinvolti e dei cittadini del territorio circostante all'ILVA può risolvere il problema definitivamente, organizzandosi in un unico fronte unitario di lotta che elimina le divisioni e unifica gli interessi degli stessi (salario, occupazione, diritto alla vita, bonifiche e piani sanitari).
È molto più serio e di enorme valore stanziare risorse per salvare 20 mila posti di lavoro e la vita di centinaia di migliaia di cittadini, tra cui molti bambini, che salvare le banche con 20 miliardi trovati in poco tempo.
La FLMUniti si batte per questo, chiede ai lavoratori di sostenere questa linea nelle assemblee e di aderire a questa U.S. rafforzando l'idea di un sindacato dove a decidere siano i lavoratori senza cedere a tentazioni di accomodamento.

PARCHI MINERALI: COME NASCONDERE SOTTO IL TAPPETO LE POLVERI DELL'I ILVA
Parchi minerali: un'opera mastodontica che secondo il viceministro Bellanova costerebbe 365 milioni di curo.
A Brindisi nella centrale ENEL di Cerano hanno speso 120 milioni di euro per coprire una superficie di circa 40.000 mq.
A Taranto la superficie da coprire è. di 350.000 mq, quasi 9 volte quella di Brindisi..
Nel 2012, dopo il sequestro degli impianti, la dottoressa Valenzano, (nominata curatore giudiziario) stimò la cifra di 6 miliardi per le opere di bonifica e copertura parchi. Oggi vogliono farci credere che gli stessi lavori si possono realizzare con 365 milioni, per di più anticipati dalla gestione commissariale per poi essere restituiti da Arcelor Mittal.
E evidente come la copertura dei parchi non possa essere una soluzione al problema sanitario di Taranto dal momento in cui gli impianti in marcia continuerebbero ad inquinare e la falda acquifera risentirebbe ancora delle conseguenze dell'inquinamento, senza risolvere gli esuberi che resterebbero confermati da diluire con ammortizzatori sociali (altre risorse sprecate) e utilizzo temporaneo.
Bagnoli insegna come si sperpera denaro pubblico, senza bonificare quanto promesso e senza garanzie occupazionali.
Arcelor Mittal insegna come in altri paese europei continua ad inquinare senza mantenere le promesse fatte sulle bonifiche.
La strada da percorrere, per la FLMUniti-CUB é una sola: unità di tutti i lavoratori per una lotta che ha degli obiettivi irrinunciabili:
- nessun licenziamento e nessuna riduzione di salario per diretti e indiretti
- chiusura immediata delle fonti inquinanti, messa in sicurezza degli impianti, sanificazione di tutti i quartieri coperti dai minerali, bonifiche del sito e di tutto il territorio con l'utilizzo degli stessi lavoratori ILVA e dell'indotto
- piano sanitario gratuito per i lavoratori e i cittadini con garanzie di cure, monitoraggio e prevenzione per i lavoratori e i cittadini coinvolti dai veleni emessi dall'ILVA e non solo
E’ necessario promuovere un'assemblea unica di tutti i lavoratori perché a decidere siano gli stessi lavoratori tutti insieme.

Dicembre 2017


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