Il 25 aprile è l'anniversario della Liberazione dal nazifascismo; anche in tempi grami come quelli attuali, in cui si tenta di depotenziarne il significato, ci sono dei lavoratori che credono a questa scadenza e che vogliono usufruire come meglio credono del loro tempo libero.

Non è cosi però alla Tenaris, che per il 25 aprile di quest'anno “ha stabilito di effettuare un programma di turni lavorativi secondo specifico ordine di servizio”.
Tale scelta, a detta dell'azienda, è “in applicazione dell'accordo integrativo aziendale del 10.3.2017 capitolo miglior utilizzo degli impianti e del tempo di lavoro con la RSU di Arcore”.
Ma si sa, i padroni non sono sempre affidabili, e quindi siamo andati a leggerci il capitolo dell'accordo citato e che, sia detto per inciso, ad Arcore è passato per un solo voto (64 a 63).

Abbiamo scoperto, tra le varie nefandezze, questo comma: “In coincidenza di una settimana in cui è presente la festività infrasettimanale ed a fronte di un esigenza di maggior ore sugli impianti, sarà esaminata la possibilità di ricorrere sia al regime di flessibilità che al recupero produttivo in festivo previo accordo con la RSU” .

Dunque è vero: la RSU di Arcore ha deciso di mercificare la giornata della Liberazione, potendola rendere su richiesta dell'azienda giornata di lavoro, grazie al meccanismo della flessibilità che mortifica la conquista della 8 ore lavorative.
Peccato però, per Tenaris e RSU (Fim e Fiom), che esista una legge dello Stato italiano (legge 260/49) sulle feste infrasettimanali, che sancisce per i lavoratori il diritto a stare a casa pagati e il 25 aprile è una festa infrasettimanale.

Sicuramente Tenaris e RSU conoscono bene questa legge, tant'è vero che a ottobre e novembre 2016 Tenaris ha subito due condanne in Cassazione che davano ragione ai lavoratori proprio sul diritto a stare a casa nelle festività infrasettimanali.
Forti di questa legge, alcuni lavoratori di Arcore il 25 aprile hanno deciso di stare a casa per festeggiare la Liberazione; Tenaris, facendosi scudo dell'accordo aziendale firmato dalla RSU, gli ha contestato l'assenza e li ha sanzionati con un’ora di multa.
Una multa di entità lieve, con la quale l’azienda probabilmente sperava che avremmo abbandonato la partita. Sui diritti dei lavoratori, però, non si transige e, oltre alla presentazione di un ricorso alla Magistratura del Lavoro, chiameremo tutti i lavoratori alla lotta contro la superbia aziendale e la inettitudine di chi dovrebbe far valere i diritti.

Monza,   maggio 2017

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