dell’attività lavorativa individuale e alla flessibilità dell’orario; respingendo il ricatto della “societarizzazione” .

Durante la due giorni di voto l’azienda ha chiesto insistentemente che i lavoratori dichiarassero se avevano votato o meno per spingerli a recarsi a votare.

 

 

Con il 56,7% di “NO” (4.266 su 7.525 votanti) - al Referendum che si è svolto il 21 e 22 gennaio - i lavoratori dei call center di Telecom Italia (divisione Caring) hanno respinto l’ipotesi d’accordo sottoscritta il 18 dicembre dalla maggioranza del CoordinamentoNazionale delle RSU e CGIL, CISL, UIL, UGL. Dove la Segreteria Naz.le SLC/CGIL aveva firmato nonostante che solo 8 RSU su 28 CGIL fossero favorevoli.
Da sottolineare che il Referendum si è svolto in un clima difficile sotto il ricatto velato di una possibile “societarizzazione” (unificazione con la società di call center Telecontact, già al 100% di proprietà Telecom). Con l’azienda, che è intervenuta direttamente nella partita, e - come se fosse il “quinto sindacato” - ha convocato i lavoratori in apposite riunioni con i responsabili del settore e delle Risorse Umane per cercare di condizionare il voto e di far passare i contenuti dell’ipotesi d’accordo.
Inoltre, erano stati chiamati al voto anche lavoratori di settori non toccati dai contenuti dell’ipotesi d’accordo, ben 1.566 su 8.172 totali (19,2%), il loro voto condizionava il risultato di un Referendum che è stato – tra l’altro - a gestione esclusiva di Cgil-Cisl-Uil.

 


E durante la due giorni di voto l’azienda ha chiesto insistentemente che i lavoratori dichiarassero se avevano votato o meno per spingerli a recarsi a votare.
Un risultato che ha una valenza generale, perché il sì all’accordo avrebbe reso i lavoratori più deboli e ricattabili, con un sistema che poteva essere esteso in molte aziende: uno strumento senza precedenti su controllo, visibilità e elaborazione dei dati di produzione individuali mediante sistemi tecnologici, e demansionamenti, con contenuti simili a quanto prevede il JOBS ACT, oltre a flessibilità degli orari.
Infatti, la Telecom così dichiarava nel suo comunicato stampa: Il “nuovo modello di Cloud delle competenze, …consentirà la rilevazione delle capacità individuali dei lavoratori…una disciplina innovativa per il nostro Paese nell’uso delle tecnologie”.
E questo in una azienda che non è crisi anzi: solo pochi giorni prima del referendum Mediobanca aveva diffuso i dati di una ricerca sullo stato delle Telecomunicazioni in Europa, dal 2009 al 2013, e dal quale emerge che Telecom ha la migliore redditività industriale tra le aziende europee, il migliore valore aggiunto netto per addetto e il minor costo del lavoro unitario !!!
Ciò dimostra che il problema di Telecom non è la produttività e il costo del lavoro dei dipendenti – che ormai hanno raggiunto livelli altamente competitivi - ma i problemi sono altri: i pochi investimenti, il lavoro organizzato male, le offerte commerciali inadeguate e poco chiare, le consulenze eccessive.
Una vittoria dei lavoratori tutti e dell’azione dei Sindacati di base come la CUB e di tanti RSU e strutture Slc/Cgil contrarie all’accordo e all’applicazione dell JOBS ACT.
Un segnale forte dei lavoratori nei confronti dei vertici aziendali e sindacali confederali, e anche per il paese: i lavoratori oltre un certo punto non sono disponibili ad ulteriori sacrifici e a perdere altri diritti conquistati con anni di dure lotte.

 


Firenze, 23 gennaio 2015

 

FLMUniti-CUB


Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti
Confederazione Unitaria di Base Firenze, Via Guelfa, 148 R tel./fax 055/3200938
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