Il tanto osannato “cambiamento” del governo giallo-verde non solo non c’è stato, ma i lavoratori ed i settori popolari rischiano di vedere peggiorare le proprie condizioni di vita e di lavoro.

Il caos prodotto dai continui botta e risposta ad uso mediatico fra i due partiti di maggioranza e la massiccia dose di propaganda con la quale affrontano ogni questione sul tappeto, ha fra i suoi obbiettivi quello di nascondere la realtà.

Le misure che si apprestano a varare vanno tutte in una direzione:
la flat tax, con la quale le risorse verrebbero ridistribuite verso l’alto, penalizza ancora una volta i lavoratori dipendenti e i pensionati che pagano il 90% delle tasse;
l’autonomia regionale differenziata con la quale vorrebbero dividere il paese, alla faccia del sovranismo nazionale;
l’idea di ripristinare le gabbie salariali cancellate dalle lotte dei lavoratori a fine anni ‘60 per aumentare la concorrenza tra i lavoratori del sud e quelli del nord;
la manovra economica d’autunno che, per stare dentro i parametri della UE deve prevedere ulteriori tagli alla spesa corrente (welfare, salari dei dipendenti pubblici e pensioni).
Questa è la direzione dei finanziamenti pubblici alle imprese e al privato.

In un contesto autoritario dell'intera vita sociale di cui i decreti sicurezza 1 e 2, sono l’espressione di uno Stato che si vuole di polizia, per impedire manifestazioni e reprimere ogni forma di conflitto e anche solo di libera espressione, additando quale nemico le figure socialmente più deboli e criminalizzando chi alza la testa, a partire dai posti di lavoro.
In questa situazione cgil, cisl, uil e la Confindustria, fanno accordi che limitano i già scarsi effetti del decreto dignità, che impongono il welfare aziendale (privato e pagato ancora dai lavoratori, solo per chi un lavoro lo ha) in sostituzione di quello universale (pubblico e per tutti), chiedono il rispetto dei parametri di bilancio della UE e il via libera alle opere inutili come la tav. In cambio, pretendono la trasformazione in legge dell'accordo del 10 gennaio 2014 che annulla ogni forma democratica di rappresentanza sindacale, ne assegna a loro stessi il monopolio e colpisce i lavoratori che scioperano contro gli accordi da loro sottoscritti.

DOBBIAMO DIRE BASTA E DOBBIAMO FARLO CON LA LOTTA!
Il nostro obiettivo comune è combattere lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori per una migliore qualità della vita, per riconquistare dignità e diritti a tutti. Per questo rivendichiamo la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, l’età pensionabile a 60 anni con 35 anni di contributi e il salario minimo garantito per i disoccupati.
È necessario lottare insieme per garantire il diritto universale alla salute, alla scuola, all’abitare, alla mobilità e alla sicurezza sul lavoro. Non è tollerabile la strage sui posti di lavoro. Vanno contrastate le spinte secessioniste che minano la coesione sociale già fortemente compromessa a causa della politica razzista e xenofoba di questo governo.
Lottare per l’eliminazione delle diseguaglianze salariali, sociali, economiche, di genere, significa per noi cancellare il Job act e i contratti precari, agire per recuperare l’evasione fiscale, istituire una patrimoniale e ridurre le aliquote fiscali su salari e pensioni che è ben altra cosa della Flat Tax voluta dal governo.
Lottiamo per rompere il ricatto che contrappone il lavoro alla salute e alla sicurezza come accade per gli operai dell’ex Ilva e per i cittadini di Taranto; chiediamo un piano nazionale di difesa e risanamento del territorio, nel rispetto della natura e dell’umanità, un piano per garantire lavoro dignitoso alla base del miglioramento sociale oltre che individuale.
La lotta per la democrazia sui luoghi di lavoro,affinché siano garantiti a tutti i diritti di rappresentanza sindacale, è lo snodo per riconquistare la coscienza di classe che va oltre i confini della fabbrica, dell’ufficio, del territorio e della nazione; per una cultura che rivendica l’autonomia degli interessi della classe lavoratrice da quelli padronali, finanziari e speculativi, in grado in questo modo di battersi contro le guerre e le spese militari, utili solo al capitale contro tutti i lavoratori e i settori popolari.
Solo la determinazione, l’unità e la solidarietà delle lavoratrici e lavoratori, organizzati nel sindacato conflittuale e indipendente da tutti i governi, può aprire la prospettiva di un reale cambiamento e lo sciopero generale del 25 ottobre è un tassello di questo percorso.

SALARIO LAVORO DEMOCRAZIA SALUTE
25 ottobre SCIOPERO GENERALE


1 Agosto 2019

CUB Confederazione Unitaria di Base
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SGB Sindacato Generale di Base
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     Volantino-Sciopero-Generale-25-ott-2019.pdf

 

Sciopero 24H  indetto da:

CUB - Confederazione Unitaria di Base
SGB - Sindacato Generale di Base
SI.COBAS - Sindacato Intercategoriale Cobas
USI-CIT - Unione Sindacale Italiana

Telegramma dello sciopero.

       INDIZIONE sciopero generale 25 ottobre 2019.pdf

 

 

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