Gli operai di Deir el Medina, nella Valle dei Re, incrociarono le braccia e occuparono un cantiere di lavoro. Lo SCIOPERO DEL PAPIRO è conservato ed esposto al Museo Egizio di Torino. Da "ilfattoquotidiano" Lunedì 15 febbraio 2016 di ORAZIO LICANDRO.

XII secolo a.C. Nell'anno 29. del regno di Ramses III, nella Valle dei Re, scoppia una virulenta protesta tra gli operai di Deir el Medina. Nonostante il duro lavoro di costruzione della tomba del faraone, da tempo non venivano consegnatele derrate alimentari, e in un'economia premonetaria il salario era corrisposto in natura.

 

La crisi aggrediva l'Egitto e le risorse scarseggiavano e chi ne pagava le spese erano, innanzitutto, i lavoratori. Esasperati quegli operai decisero una inusuale forma di protesta:  incrociare le braccia e occupare un cantiere di lavoro.

Malgrado gli interventi delle autorità non ci fu niente da fare la protesta continuò.
"Abbiamo fame!", si urlava, "Se siamo arrivati a tanto, è per colpa della fame e della sete.
Scrivete al faraone, al nostro buon signore, riguardo a queste cose e scrivete al visir, il nostro superiore, perché ci siano date le razioni ...".
Il braccio di ferro durò per giorni, sino a quando Ramses III, dietro l'intervento del visir, si convinse ad accogliere in buona parte le richieste degli scioperanti.

Gli operai, così, ripresero a lavorare.
I fatti furono annotati con scrupolo dallo scriba Amennakhte su di un papiro conservatosi e oggi esposto al Museo Egizio di Torino.
Questo prezioso papiro, denominato non a caso il Papiro dello sciopero, documenta la prima grande astensione dal lavoro dell'antichità.

Si dice spesso che la storia sia maestra di vita; forse non sarebbe male che sia i nostri governanti sia i dirigenti delle forze sindacali dessero una lettura al nostro papiro per capire che, qualunque sia la latitudine e l'arco cronologico, le crisi economiche non si fronteggiano unicamente a  danno dei lavoratori e dei più deboli.

da "ILFATTOQUOTIDIANO" Lunedì 15 febbraio 2016

 

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