SIAMO TUTTI COLPEVOLI DI AMARE VICENZA. Il 17 giugno si apre il primo processo contro il movimento NoDalMolin; in tribunale sono convocati coloro che, il 16 gennaio 2008, occuparono la prefettura per ribadire la volontà dei vicentini di determinare il proprio futuro.

Era il 16 gennaio di un anno fa; anniversario infausto per Vicenza: un anno prima – nel 2007 – Romano Prodi aveva dato il suo personale assenso al progetto statunitense.

Personale, in una repubblica che si definisce democratica, suona male; ma così è: perché l’allora presidente del consiglio non aveva coinvolto in questa importante decisione la comunità locale, della quale pure aveva dichiarato di voler essere attento ascoltatore; non aveva nemmeno consultato il parlamento; né aveva perso tempo per discuterne in consiglio dei ministri, dove sedeva anche un certo Arturo Parisi che non più di quaranta giorni prima aveva garantito ai vicentini di non prendere alcuna decisione senza prima aver realizzato una consultazione popolare.

Era, dicevamo, il 16 gennaio di un anno fa; pioveva, ma non forte, e faceva piuttosto freddo. Una trentina di persone si ritrovano a due passi dalla Basilica palladiana, simbolo della Vicenza che si difende da quando un’enorme bandiera arcobaleno era stata srotolata dal suo loggione occupato da coloro che amano Vicenza. Poi via, a passo svelto, il portone della Prefettura superato, la porta è aperta, tutti dentro, da sotto le giacche spuntano catene e lucchetti per legarsi ai corrimano della scalinata interna: la Prefettura è occupata.

La stampa locale la chiama blitz; quella nazionale non la racconta; chi vuol imporci la base la definisce "l’ennesimo atto d’illegalità di una minoranza". I vicentini le danno un altro significato e un mese dopo, in un sol giorno, più di seimila persone firmano una petizione che significa condivisione. Perché quell’occupazione, durata poco più di un’ora, rappresenta la voglia di dignità di Vicenza, calpestata da un governo lontano e arrogante verso cittadini, eppure determinata a non lasciarsi sopraffare da chi la vorrebbe silenziosa e arrendevole.

Se la prefettura è il simbolo locale del governo, quel luogo è di tutti noi, non di qualche burocrate mandato a Vicenza per fare il passacarte del governo di turno o – come è capitato alla città berica – di un esercito straniero; ed è in questa affermazione di appropriazione collettiva del governo del nostro futuro che sta il significato di quell’azione.

Il prossimo 17 giugno il Tribunale di Vicenza aprirà il processo contro coloro che hanno partecipato a quell’iniziativa; colpevoli di far parte di un movimento trasversale e transgenerazionale che ha ridato un significato alla parola comunità; imputati perché determinati a difendere la propria città da un’imposizione che ha demolito anche l’apparenza di vivere in democrazia e da un progetto che devasterebbe il territorio e la falda acquifera sottostante; processati perché contrari, perché granelli di sabbia nel meccanismo che chi governa vorrebbe sempre ben oliato e obbediente ai comandi.

Se la colpa è difendere Vicenza, siamo tutti imputati; ed è per questo che la sera prima, martedì 16 giugno, daremo vita a una nuova fiaccolata tra le strade e le piazze della nostra bella città. Non una trentina, ma migliaia: siamo tutti colpevoli di amare Vicenza, siamo tutti determinati a difendere la nostra terra.

Martedì 16 giugno 20.30 P.za Castello "Siamo tutti colpevoli di amare Vicenza"


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Si avvicina il 4 luglio quando, alla vigilia del G8 e dell'arrivo in Italia di Obama, libereremo il Dal Molin dalla base di guerra. Leggi l'appello e l'articolo sul blitz dei NoDalMolin all'interno dell'aeroporto. Per aderire scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..


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