Associazioni padronali e sindacati subalterni CGIL CISL UIL, hanno condiviso un Protocollo che ha lo scopo di applicare nei luoghi di lavoro, i contenuti dei decreti governativi, in particolare il DPCM 11/03/2020; ha validità fino al prossimo 25 marzo.

“Il documento, tenuto conto di quanto emanato dal Ministero della Salute, contiene linee guida condivise tra le Parti per agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio, ovverosia Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID 19 negli ambienti di lavoro.
La prosecuzione delle attività produttive può infatti avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione.
Pertanto le Parti convengono sin da ora il possibile ricorso agli ammortizzatori sociali, con la conseguente riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, al fine di permettere alle imprese di tutti i settori di applicare tali misure e la conseguente messa in sicurezza del luogo di lavoro.
Unitamente alla possibilità per l’azienda di ricorrere al lavoro agile e gli ammortizzatori sociali, soluzioni organizzative straordinarie, le parti intendono favorire il contrasto e il contenimento della diffusione del virus.
È obiettivo prioritario coniugare la prosecuzione delle attività produttive con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative.
Nell’ambito di tale obiettivo, si può prevedere anche la riduzione o la sospensione temporanea delle attività”

Sintesi delle “ulteriori misure di precauzione
1 Informazione (attraverso consegna o affissione di dépliant) circa:
- obbligo di rimanere a casa se si superano i 37,5 °C
- incompatibilità tra la presenza in azienda e le condizioni di: sintomi di influenza, contatto con persone positive al virus
- rispetto della distanza minima di 1 metro, igiene delle mani.
- impegno a informare su eventuali sintomi influenzali.
2 Ingresso in azienda: possibilità di controllo della temperatura.
3 Modalità di accesso dei “fornitori esterni”: manutentori, addetti alle pulizie, autotrasportatori ecc. devono ridurre al minimo il contatto col personale aziendale, e rispettare le regole
4 Pulizia a fine turno e sanificazione (periodica) di locali, ambiente di lavoro e attrezzature:
“l’azienda può organizzare interventi particolari/periodici di pulizia, ricorrendo agli ammortizzatori sociali anche in deroga”.
5 Precauzioni igieniche personali: in particolare, per le mani: detergenti, acqua e sapone.
6 Dispositivi di Protezione Individuali: il protocollo candidamente afferma che l’adozione è legata alla disponibilità in commercio, quindi l’uso delle mascherine dipende dalle difficoltà di approvvigionamento! Noi riteniamo che in tutti i luoghi in cui i lavoratori sono esposti a forte rischio di contagio (ospedali, case di riposo, ecc.) o in cui le distanze da altri lavoratori sia inferiore al metro, l’uso della mascherina sia obbligatorio.
7 - Gestione di mensa, spogliatoi, aree fumatori, distributori di bevande e snack:
- accesso contingentato (permanenza breve, distanza di almeno 1 metro)
- ventilazione continua
- sanificazione degli spogliatoi. Si noti che non si accenna alle docce: obbligatorie in presenza del Rischio di esposizione ad agenti biologici
- sanificazione periodica e pulizia giornaliera dei locali mensa e tastiere dei distributori di bevande.

“8-ORGANIZZAZIONE AZIENDALE (TURNAZIONE, TRASFERTE E SMART WORK, RIMODULAZIONE DEI LIVELLI PRODUTTIVI)
"In riferimento al DPCM 11 marzo 2020, punto 7, limitatamente al periodo della emergenza dovuta al COVID-19, le imprese potranno, avendo a riferimento quanto previsto dai CCNL e favorendo così le intese con le rappresentanze sindacali aziendali:
disporre la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione o, comunque, di quelli dei quali è possibile il funzionamento mediante il ricorso allo smart work, o comunque a distanza
- Si può procedere ad una rimoludazione dei livelli produttivi
- assicurare un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili”.

Questo testo tenta di dare una risposta alle principali richieste avanzate dai lavoratori.

La formulazione è però generica e lascia aperte le soluzioni secondo i rapporti di forza in ciascun luogo di lavoro. Ad esempio: quale sarà il risultato della rimodulazione dei livelli produttivi? Analogamente, come saranno le nuove turnazioni e i gruppi autonomi di dipendenti in produzione, distinti e riconoscibili
  -smart working: va “utilizzato” per tutte le attività che possono essere svolte a domicilio; invece per la cassa integrazione solo valutare la possibilità di coinvolgere tutti i lavoratori, anche a rotazione.
- Ammortizzatori sociali: il testo è incomprensibile, forse perché le parti aspettano ulteriore Decreto governativo. Afferma che vanno rispettati gli istituti contrattuali (PAR, ROL, banca ore), vanno utilizzati in via prioritaria gli ammortizzatori sociali disponibili, va consentita l’astensione dal lavoro senza perdita della retribuzione.
Sono annullate tutte le trasferte.
9 Entrata/uscita: orari scaglionati
Spogliatoi e sale mensa: una porta in entrata e una in uscita, con presenza di detergenti.
10 .Spostamenti interni: vanno ridotti al minimo
- Riunioni: non consentite, o con partecipazione ridotta al minimo.
- Formazione: annullate le attività in aula, senza conseguenze sulla prosecuzione di funzioni o Ruolo (es.: carrellisti).
11 Gestione di una persona sintomatica in azienda: va avvisato il capo del personale che chiamerà le autorità sanitarie.
12 Sorveglianza sanitaria
. Non vanno interrotte le visite periodiche.
. Il medico competente integra e propone al datore di lavoro le misure di regolamentazione legate al COVID 19.
Qui, come in nessun altro punto del Protocollo, si prende in esame la
possibilità di riformulare il Documento di Valutazione dei Rischi, inserendo la Esposizione agli agenti biologici. (vedi più avanti)
- In questo punto 12 troviamo una frase ambigua e pericolosa: “Il medico competente segnala all’azienda situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti”.
La legge (D.Lgs. 81/08) prevede che il medico competente rediga un giudizio di idoneità alla Mansione; per il resto, vale l’art. 5 dello Statuto dei Lavoratori: “Sono vietati accertamenti da parte del datore di lavoro sull’infermità del lavoratore dipendente”.
13. Si costituisce in azienda un Comitato per l’applicazione del Protocollo con la partecipazione delle RSA e RLS.

Una prima valutazione.
Come per tutta la tematica della sicurezza sul posto di lavoro, anche per l’emergenza coronavirus emerge una forte differenza tra i proclami di principio e le decisioni concrete. Giustamente il Protocollo afferma che “le attività produttive possono proseguire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione”; ma poi vediamo che non ci sono impegni precisi a ridurre carichi di lavoro e durata delle prestazioni, o sulla CIG a rotazione.
Altro esempio importante. Alla pagina 1 del Protocollo si afferma che “il COVID 19 rappresenta un rischio biologico generico”.
Invece, la sua presenza diffusa nella società, e quindi nei luoghi di lavoro, dovrebbe portare alla riformulazione di tutti i Documenti di Valutazione dei Rischi inserendo l’esposizione ad agenti biologici.
Precisamente, l’art. 271 del DLGS 81/08, comma 1 lett. e) obbliga il datore di lavoro a “tener conto delle eventuali ulteriori situazioni rese note dall’autorità sanitaria competente che possono influire sul rischio”.

Ne conseguono più severe misure igieniche (art. 273), come ad esempio i servizi sanitari adeguati provvisti di doccia: sarebbero in ogni caso, segno di rispetto della dignità del lavoratore; e inoltre indumenti protettivi da riporre in posti separati dagli abiti civili, e adeguati dispositivi di protezione individuale.
Confindustria non vuole che i datori di lavoro riscrivano il Documento di Valutazione dei Rischi, i sindacati subalterni accettano questa impostazione. E’ bene sapere che non si tratta del fatto burocratico di una riscrittura di un documento: in gioco c’è la certificazione di un Rischio e il conseguente dovere di mettere in atto tutte le necessarie misure di prevenzione, e infine l’attribuzione delle responsabilità penali al datore di lavoro sia nel caso di inadempienze nell'applicare le norme, sia nel caso venga accertato il contagio proprio sul luogo di lavoro.

Milano, 15.03.2020

CUB - Confederazione Unitaria di Base
Milano - V.le Lombardia, 20- Tel. 02/70631804 Fax 02/70602409
www.cub.it e mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. pec Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

       Commento-a-protocollo-GOV-Padroni-Sind-Conf.pdf

 

FaceBook