Quando un lavoratore, Raffaele Ielpo, perde la vita in un infortunio nel cantiere della Metropolitana di Milano, lavorando per Salini Impregilo “leader nella costruzione di grandi opere” e non per un impresa in sub subappalto, è necessario ricordare alcuni punti fermi della Prevenzione.


1. La Procura della Repubblica ha aperto l’indagine per omicidio colposo, per ora contro ignoti; è facile prevedere che tra gli indagati ci saranno il committente, il sindaco del comune di Milano Sala, e l’a.d. della società concessionaria MM4 Fabio Terragni. Costoro rilasciano dichiarazioni tese a discolparsi in anticipo: Sala parla di “tragica fatalità”, di misure di sicurezza rispettate: “Salini mi ha detto che in questo cantiere il livello di sicurezza è molto alto”. Terragni sentenzia che si tratta di “evento imprevedibile ed imprevisto”.
2. La discolpa di Salini Impregilo: “non ci sono stati segnali preoccupanti nei giorni scorsi che avrebbero altrimenti fatto scattare misure di emergenza e la chiusura del cunicolo dove Ielpo stava effettuando alcune misurazioni «a piombo» delle pareti”. Si tratta della involontaria conferma che normalmente si lavora senza adeguata sicurezza, garantita solo quando ci sono emergenze.
3. I sindacati confederali: affermato che non si tratta di “fatalità”, la Cgil regionale indica le “cause scatenanti”: assenza di informazione e formazione dei lavoratori, la precarietà, ritmi di lavoro intensi, orari estesi, mansioni incerte; ma qui stiamo parlando di Impregilo, di MM e di Milano! La Cgil richiama la responsabilità della Regione Lombardia, di chi la governa e che non destina risorse adeguate a chi dovrebbe effettuare ispezioni e controlli: i servizi di Prevenzione e Sicurezza in ambienti di lavoro.
4. Sul punto dei servizi PSAL, è illuminante quanto i compagni di lavoro di Ielpo hanno dichiarato ai giornalisti durante lo sciopero del 15 gennaio: I dirigenti di Salini sanno in anticipo quando arriverà un controllo sulla sicurezza nei vari cantieri da parte dei funzionari di ATS, e così trovano tutto sistemato e perfetto. Per gli operai la soluzione sarebbe “una società indipendente che certifichi il rispetto delle norme a tutela degli operai”. Questa società sulla carta esiste già, è l’Agenzia per la Tutela della Salute. Dovrebbe allarmare tutti noi questa convinzione operaia che i servizi PSAL sono in combutta con le aziende.
5. Il punto fondamentale su cui indaga la Procura, e su cui dobbiamo soffermarci tutti noi che vogliamo la prevenzione degli infortuni, sono le condizioni in cui si svolgeva il lavoro di scavo: la natura del terreno, i possibili rischi di crollo, il rispetto della normativa per i lavori in sotterranea, e quindi la protezione sopra il corto cunicolo di collegamento con la galleria scavata dalla “talpa”; sembra di capire che questa protezione o non c’era, oppure sia stata insufficiente, e che quindi sopra il lavoratore sia franata una massa di materiale inzuppato dall’acqua di falda.
Questa eventualità doveva essere indicata nel Documento di Valutazione dei Rischi, il quale doveva quindi indicare le misure necessarie per prevenire i crolli o proteggere i lavoratori. Altro che “evento imprevedibile”!
6. Questo ennesimo omicidio vedrà la CUB impegnata affinché vengano sanzionati i responsabili, e vengano realizzate le condizioni affinché cessi la strage silenziosa nei luoghi di lavoro.
Milano, 17.01.2020

Pierluigi Sostaro

Responsabile CUB
salute e ambiente di lavoro

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