Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita“, un binomio inscindibile al centro del convegno nazionale previsto a Taranto, sabato 13, dalle 9.00 alle 17.00, presso il Centro Polivalente “Giovanni Paolo II”, via Lisippo, nel quartiere Tamburi.



A TARANTO: SALUTE, AMBIENTE E OCCUPAZIONE
Contributo di Salute e Ambiente CUB inviato al
CONVEGNO "SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO E DI VITA"

La quantità e la qualità delle relazioni al convegno, ci permettono di concentrare il nostro intervento sul rapporto tra: salute dei lavoratori, salute dei cittadini, difesa dell’occupazione.
1. Il disastro ambientale sul territorio di Taranto e le altissime “aspettative di morte” per i lavoratori di Arcelor Mittal e per i residenti in città, sono la conseguenza inevitabile del ciclo produttivo attuale nello stabilimento: il “Ciclo integrale” di pretrattamento/arricchimento, l’agglomerazione, la riduzione del minerale nell’altoforno con carbon coke per ottenere la ghisa di prima fusione, la trasformazione della ghisa in acciaio nei convertitori.
2. Le misure di mitigazione previste nell’Addendum ambientale all’accordo del 6.9.2018, sono assolutamente inadeguate allo scopo di eliminare l’inquinamento da CO2, polveri sottili, diossine, furani ecc. Nella sostanza, la copertura dei cosiddetti “parchi”servirà solo a ridurre la dispersione di polveri sui quartieri della città. L’inquinamento sarà meno visibile, ma i composti più pericolosi continueranno ad avvelenare lavoratori e cittadini.
3. Il governo ha accettato, anzi ha promosso il passaggio dell’ex ILVA commissariata ai franco-indiani di Arcelor Mittal. I sindacati di regime hanno tirato un respiro di sollievo: per loro è finita la contrapposizione ad un’azienda importante, è iniziato un periodo di nuova collaborazione, a partire dall’assistenza all’applicazione degli incentivi all’autolicenziamento.
4. La conseguenza si può sintetizzare cosi:
- l’occupazione verrà ridotta
- l’inquinamento ambientale continuerà a provocare malattie e morte, tra i lavoratori e tra i cittadini
- si rafforza un blocco istituzionale e sociale subalterno ad Arcelor Mittal, teso a rendere meno efficace la protesta e la lotta di chi si oppone.
5. Associazioni e Comitati presenti sul territorio propongono un Piano di riconversione in cui sono indicati chiaramente alcuni obiettivi immediati come la chiusura definitiva delle lavorazioni più inquinanti, un programma di bonifica e risanamento ambientale nell’area dello stabilimento, nella città di Taranto e nel mare. Infine sono indicati alcuni obiettivi strategici, come una Riconversione verso “economie sostenibili, con un ritorno in termini occupazionali di straordinaria portata. Inoltre la necessità di dare impulso alle economie locali ed al porto quali fattori di rinascita”. In altre parole, si propongono quali obiettivi specifici per Taranto, il potenziamento del Porto ed il turismo; si indicano alcuni temi generali di macroeconomia, come l’economia circolare, le energie rinnovabili e l’efficientamento energetico.
Nel testo del Piano di riconversione, non è detto esplicitamente se ci debba essere un futuro industriale nella produzione di acciaio; durante le manifestazioni tuttavia, appaiono striscioni con la scritta “Taranto senza ILVA e senza acciaio”.
6. E’ un programma comprensibile e legittimo per le associazioni ambientaliste; ma contiene fortissimi punti deboli.
Il primo: la storia pluridecennale dell’ambientalismo in Italia ci insegna che alla chiusura di una grande fabbrica non segue poi il risanamento del territorio, ma nuovo degrado ed abbandono. Pensiamo all’ex Italsider di Bagnoli. I proprietari che dovrebbero bonificare, spariscono; lo Stato non trova le risorse per sostituirsi al proprietario privato inadempiente.
Il secondo: la proposta di distruggere un grande sito produttivo perché inquinante, nasce dal retro-pensiero che esiste un solo tipo di tecnologia per produrre acciaio e quindi l’alternativa secca sarebbe tra: produrre inquinando oppure cessare la produzione. Ne deriverebbe, per Taranto, l’incompatibilità tra produzione di acciaio e la vita della città.
7. E invece al mondo esistono, sono conosciute e sono applicate diverse tecnologie alternative al ciclo integrale utilizzato oggi a Taranto; le elenchiamo senza dilungarci nella descrizione, rimandando alla letteratura scientifica sull’argomento. Ci limitiamo a ricordarne il nome: Forno elettrico, Corex e Finex, utilizzo dell’acciaio pre-ridotto, fino al recentissimo uso dell’idrogeno (Hybrit in Svezia).
8. Per concludere, vorremmo lanciare una proposta-appello alle associazioni sindacali e ambientaliste presenti a questo Convegno. Una proposta che viene dalla storia della CUB e, prima, di movimenti di lotta per la salute come Medicina Democratica.

Si tratta di difendere l’occupazione, rivendicare condizioni di lavoro che non provochino danni alla salute, proteggere l’ambiente esterno dall’inquinamento e dalle malattie da questo causate. Questi obiettivi programmatici non vanno visti in competizione e/o in alternativa, ma coordinati mediante un piano industriale che vincoli la proprietà ad investire per garantire il futuro. Un piano che parte dalla chiusura delle lavorazioni inquinanti, dalla bonifica integrale del sito, della città e del mare, e arrivi all’introduzione delle nuove tecnologie produttive dell’acciaio.
Deve essere superato il rischio di nuove contrapposizioni tra associazioni ambientaliste e lavoratori. Gli oltre 10 mila addetti di Arcelor Mittal, le migliaia di dipendenti delle aziende dell’indotto, non possono essere considerati come un blocco omogeneo intruppato dietro le sigle confederali o interessi corporativi.
Una nuova alleanza tra lavoratori e popolazione, non potrà crearsi e reggere nel tempo intorno all’obiettivo della dissoluzione di uno dei soggetti, i lavoratori.
Vale per la produzione dell’acciaio, come per il settore auto o cantieristico o dell’energia o delle telecomunicazioni. La transizione ad un nuovo modello di società non può essere realizzato senza coinvolgere, come protagonisti, i lavoratori dei settori da riconvertire.
Ce lo insegna l’esperienza migliore del sindacalismo italiano degli anni 70 e 80 (il sindacato dei Consigli di fabbrica), il cui tramonto ha dato origine alla spinta verso un sindacalismo di base, alla nascita della CUB.

Pierluigi Sostaro - Salute e Ambiente CUB

Aprile 2019

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