Ci sono o ci fanno? Nei giorni scorsi la CGIL ha denunciato una perdita del potere di acquisto dei salari dei lavoratori italiani di 5.400 Euro pro capite . Tiboni, CUB: “Peccato che i risultati di questo studio gli arrivino dopo che ha rinnovato oltre 50 contratti nazionali e 12 mila contratti aziendali in due anni”. Proposta della CUB di aumentare tutti i salari mensili di 300 euro oltre al diritto al mantenimento del reddito per chi perde il lavoro o è in cassa integrazione.

 

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Perdita potere d’acquisto salari: ci sono o ci fanno?

La Cgil denuncia perdite pro-capite sui salari di 5.400.

Tiboni, CUB: “Peccato che i risultati di questo studio gli arrivino dopo che ha rinnovato oltre 50 contratti nazionali e 12 mila contratti aziendali in due anni”. Proposta della CUB di aumentare tutti i salari mensili di 300 euro oltre al diritto al mantenimento del reddito per chi perde il lavoro o è in cassa integrazione.
 
Nei giorni scorsi la Cgil ha denunciato una perdita del potere di acquisto dei salari dei lavoratori italiani di 5.400 euro pro-capite, dal 2000 al 2010, con aumenti dei salari lordi di cinque volte inferiori a quelli di diversi paesi europei, dati noti da tempo che ogni tanto ricompaiono sui giornali.
 
“Soldi persi dai lavoratori, naturalmente finiti nelle tasche dei padroni, realizzando uno dei più giganteschi spostamenti del reddito dai salari ai profitti che la storia del capitalismo ricordi” commenta Piergiorgio Tiboni coordinatore nazionale della CUB.
 
“Ma la Cgil non è che ha avuto un ruolo in questo crollo del potere d’acquisto? Non è per caso che la politica di moderazione salariale attuata con lo svuotamento delle richieste salariali nei contratti nazionali e la subordinazione degli aumenti salariali della contrattazione aziendale alla produttività ha avuto un ruolo nel taglio delle retribuzioni?” si interroga il sindacalista.
 
E mentre qualcuno si sveglia tanto scandalizzato alla lettura di questi dati, la CUB si chiede che cosa pensano di fare ora la Cgil e soci per recuperare questo ingente reddito perso dai lavoratori, interrogandosi anche sul come sia difficile per chi ha contribuito a causare la malattia proporre dei rimedi, comportandosi al massimo “da anime belle” come hanno fatto con la diffusione dei dati dello studio Ires-Cgil.
 
“Peccato che i risultati di questo studio siano arrivati solo ora dopo aver rinnovato in questi ultimi due anni oltre 50 contratti nazionali e 12 mila contratti aziendali” incalza Tiboni “Altrimenti avrebbero aggiustato il tiro?”
 
“Da tempo la CUB ha denunciato questa situazione chiamando i lavoratori alla lotta, attraverso i media o con serie analisi degli uffici studi, tanto che uno dei pilastri della nostra piattaforma parla di richieste salariali mensili di 300 euro di aumento come primo passo per recuperare il maltolto, oltre che il diritto al mantenimento del reddito per chi perde il lavoro o è in cassa integrazione” conclude il coordinatore CUB.

Milano 1 ottobre 2010.

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