nell’ambito dell’esame del disegno di legge delega recante norme relative al contrasto alla povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali (collegato alla legge di stabilità 2016) del 04 Aprile 2016.

L’aumento della povertà in generale dovuto alla disoccupazione di centinaia di migliaia di lavoratori causa la chiusura e la ristrutturazione di molte fabbriche e di  siti produttivi; all’efficacia limitata degli ammortizzatori sociali, serviti spesso per elargire risorse ad agenzie e OO.SS. per fare formazione; al  blocco della contrattazione salariale, alla riduzione dei redditi e alla precarizzazione del  mercato del lavoro che obbliga ad accettare condizioni e salari inferiori.

La privatizzazione dei  servizi e il taglio della spesa pubblica hanno ulteriormente  aggravato le condizioni dei lavoratori, dei pensionati e degli strati popolari, facendo sì che molti servizi vitali, come Sanità, Scuola,  Energia e Trasporti sono diventati indisponibile per chi non dispone di adeguati redditi.

Le misure che negli ultimi anni sono state prese per contrastare la povertà o comunque per intervenire su alcune situazioni sociali sono state irrisorie e di certo non sufficienti a garantire una vita dignitosa. La stretta operata sui requisiti per accedervi ha fatto sì che coinvolgono soltanto una minoranza delle persone e delle famiglie in difficoltà.

Al contrario enormi risorse sono state elargite ad aziende che per evitare licenziamenti chiedevano un aiuto allo Stato: questo ha determinato soltanto un aumento dei ritmi all’interno della produzione con abbassamenti dei salari. Esemplare a tal proposito il caso Electrolux, uno dei grossi gruppi produttivi in Italia che non ha risolto il problema degli esuberi, pur avendo ricevuto molte risorse.

Nella proposta di legge ci si richiama alla Costituzione, ma proseguendo in questa maniera e con queste politiche, la Costituzione viene disattesa e non rispettata.
Cub ritiene indispensabile cambiare verso nel contrasto alla povertà a partire da precisi interventi sul terreno del lavoro e del reddito.
Per dare più lavoro stabile e tutelato va ridotto l’orario settimanale di lavoro di 4 ore, vanno avviati lavori di bonifica dei siti inquinati, di messa in sicurezza del territorio, di risparmio energetico.

Per migliorare i redditi deve essere istituito un Reddito Garantito di 1.000 euro mese per disoccupati e pensionati accompagnandolo con la gratuità delle cure, della luce, del gas e del  trasporto locale e deve essere favorito e non ostacolato il rinnovo dei contratti con un aumento mensile di 500 euro.
Inoltre occorre garantire il diritto universale alla salute e alla cura senza tickets, con una sanità pubblica ed efficiente, il diritto all’istruzione perché nessuno sia costretto a ritirare i propri figli dalla scuola per mancanza di risorse economiche, alla mobilità.

E’ necessario istituire all’interno dei quartieri delle città, urgentemente, delle mense popolari  con prezzi politici.
La proposta all’ordine del giorno oggi, è inadeguata a dare una risposta allo stato di povertà in cui versano milioni di persone e non impedisce che altri vi cadano.
Se si vuole fare una politica seria si deve intervenire strutturalmente con misure che garantiscano davvero una vita dignitosa, rispettando fino in fondo la Costituzione richiamata.
Le risorse si possono ricavare in tanti modi: eliminando l’evasione fiscale, eliminando le spese per le grandi opere pubbliche inutili, le spese militari e tra esse ad esempio anche lo spreco di MLD per gli F35. A noi non serve più guerra, serve più pace per vivere con dignità nel nostro Paese.
Se si sottovaluta il dramma della povertà, non ci si deve meravigliare se le masse popolari gente pretenderà un domani con forza i diritti vitali: i conflitti si determinano anche per queste politiche inefficaci.

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