Il decreto del governo conserva la legge Fornero e interviene in misura simbolica sull’impianto col quale è stata aumentata l’età di accesso alla pensione, cambiato il sistema di calcolo per ridurre il loro valore e lanciata la pensione sostitutiva con lo scippo del tfr dei lavoratori.

Nella parte del decreto relativa alle pensioni, Cub rileva la mancanza di un progetto definito per superare la legge Fornero e ripristinare un sistema pensionistico in grado di garantire un futuro certo ai pensionati e ai lavoratori che saranno i pensionati del futuro.
La gran massa di pensionati ha pensioni insufficienti e i giovani che oggi faticano ad entrare nel mondo del lavoro, i tanti non più giovani ancora costretti a lavori precari e a bassi salari, avranno una copertura pensionistica certamente inadeguata e bassa. Poveri da giovani e ancor più poveri da anziani.
C’è una situazione che richiederebbe un grande progetto, non piccoli interventi.
Ai più giovani dei presenti, voglio ricordare che l’unica grande riforma organica delle pensioni in Italia fu quella di Brodolini, legge n. 153 del 30 aprile 1969. Con essa si abbandonava definitivamente la capitalizzazione e si adottava il calcolo retributivo in forma generalizzata, svincolando il calcolo della pensione dai contributi effettivamente versati e legando la prestazione alla retribuzione percepita negli ultimi anni di lavoro (s’introduceva il concetto di pensione quale “reddito di sostituzione” del reddito da lavoro, in modo tale da garantirne una continuità).
Inoltre si istituiva la pensione sociale e la pensione di anzianità e diventava automatica la perequazione delle pensioni per rivalutare le pensioni in base all’indice dei prezzi al consumo.
Solo dal 1975, e fino alla riforma Amato del 1992, la perequazione delle pensioni è agganciata, oltre che ai prezzi, anche ai salari, consentendo così una tutela effettiva del valore reale delle pensioni.
Dal ’92, con il governo Amato, inizia lo smantellamento di quell’impianto; quello in vigore ne è solo un lontano parente. I tagli alle pensioni erano complementari al taglio dei salari dei lavoratori attivi imposti dalle politiche neoliberiste incentrate sul mercato, sulla precarietà, sul taglio dei salari e del welfare; politiche tuttora attive che tanti disastri hanno prodotto.
Il decreto in discussione conserva la legge Fornero e interviene in misura simbolica sull’impianto col quale è stata aumentata l’età di accesso alla pensione, cambiato il sistema di calcolo per ridurre il loro valore e lanciata la pensione sostitutiva con lo scippo del tfr dei lavoratori.
Ciò rende casuale anche la nuova forma di pensione anticipata con la quota 100, la cristallizzazione dell’aspettativa di vita e la riapertura della possibilità del riscatto dei contributi.
Premesso che Cub rivendica la pensione a 60 anni o 35 di contributi e calcolo retributivo, in fase di approvazione del decreto propone:
• Unificare le condizioni di accesso alla pensione privati/pubblici.
• Garantire l’erogazione del tfs alla cessazione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici, senza onere alcuno a loro carico.
• Cancellazione ai tagli della indicizzazione annuale al costo della vita.
Cub ritiene che ci fossero le condizioni per essere più audaci; è possibile fare interventi migliorativi delle pensioni da subito. Il famigerato passivo INPS non esiste e il presunto livello elevatissimo della spesa pensionistica rispetto alla media europea è un falso. Da molti anni l’Inps è in attivo perché una parte consistente delle uscite dell’ente previdenziale è spesa assistenziale non legata in alcun modo alle entrate contributive. Sono prestazioni sacrosante da porre però a carico della fiscalità generale e non coperte con le entrate contributive dei lavoratori.
Inoltre una parte del denaro computato in uscita come pensione, ai pensionati neanche arriva perché ritorna immediatamente allo Stato sotto forma di Irpef trattenuta mensilmente.
Se non c’è emergenza conti, le riforme previdenziali hanno altri obbiettivi:
• Rendere marginale la pensione pubblica per sostituirla con un sistema privato individuale gestito da banche, assicurazioni e fondi di investimento. Un vero processo di privatizzazione delle pensioni coerente ad una gestione privatistica di un bisogno del lavoratore.
• Usare i risparmi previdenziali che scaturiscono dai tagli per coprire spese assistenziali.
Cub è consapevole e convinta che le pensioni debbano restare nella gestione pubblica e con forma collettiva; esse si difendono e si migliorano dentro un progetto di rilancio dell’occupazione stabile e di miglioramento delle retribuzioni che contrasti la svalutazione del lavoro degli ultimi 40 anni e l’arricchimento dei soliti noti.
In questo quadro Cub rivendica interventi mirati all’aumento dell’occupazione attraverso la riduzione dell'orario di lavoro settimanale, il controllo dell'organizzazione del lavoro, la lotta alla precarietà e l’affermazione di un lavoro stabile e tutelato, un piano straordinario di investimenti pubblici per la messa in sicurezza del territorio, del patrimonio abitativo e della sicurezza del lavoro, un piano nel settore pubblico per reinternalizzare i servizi appaltati e per assumere i lavoratori precari.
Inoltre il problema del salario rappresenta un tema ineludibile; i salari devono tornare a crescere invertendo il percorso di discesa che dagli anni ‘80 li caratterizza a tutto vantaggio dei profitti che sono aumentati rispetto al Pil di 10 punti e devono tornare ad essere indicizzati.
Se guardiamo al 2016 per esempio le retribuzione pro capite depurate dell'inflazione sono state più basse di 600 euro rispetto a quelle del 2007, considerando l'insieme del settore pubblico e privato.

Casa, sanità, scuola, pensione, trasporto debbono essere diritti universali e da gestire in forma pubblica! La precarietà e la flessibilità lavorativa, il lavoro a tempo determinato, a chiamata, il lavoro gratis, con stage e alternanza scuola lavoro, vanno abolite e bloccati gli sgomberi contro la povera gente!
Se non si affronta la redistribuzione della ricchezza tutto ciò resterà una mera intenzione! Se non si prendono ai ricchi, attraverso una patrimoniale sulle ricchezze, le risorse per potere effettuare una giusta redistribuzione e per dare ai lavoratori, ai pensionati e ai ceti popolari impoveriti dall’attacco neoliberista alle loro condizioni di vita avremo tutti perso la battaglia per garantire la stabilità sociale e una maggiore coesione, soprattutto in periodi di dinamica lenta del Pil come quella che sembra profilarsi per via di una congiuntura internazionale.

Roma 28/02/2019

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