Riportiamo i limiti della pensione di anzianità e di vecchiaia dal 2018 e le nuove norme che partiranno da gennaio 2019 contenute nella legge di stabilità.

 

Pensione vecchiaia pubblico e privato
Dal 1° gennaio2018 al 31 dicembre 2018 66 anni e 7 mesi
Dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2020 67 anni
Dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2022 67 anni e 3 mesi *
Dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2024 67 anni e 6 mesi *
Dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026 67 anni e 9 mesi *
Dal 1° gennaio 2027 al 31 dicembre 2028 68 anni *
Dal 1° gennaio 2029 al 31 dicembre 2030 68 anni e 3 mesi *
NB Per i lavoratori autonomi occorre aggiungere 6 mesi in più

Pensione di anzianità
decorrenza                                                   uomini                        donne
Dal 1 gennaio 2018 al 31 dicembre 2018     42 anni e 10 mesi        41 anni e 10 mesi
Dal 1 gennaio 2019 al 31 dicembre 2020     43 anni e 3 mesi          42 anni e 3 mesi
Dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2022    43 anni e 6 mesi *       42 anni e 6 mesi *
Dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2024    43 anni e 9 mesi *       42 anni e 9 mesi *
Dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026    44 anni * 43 anni *
Dal 1° gennaio 2027 al 31 dicembre 2028    44 anni e 3 mesi *       43 anni e 3 mesi *
Dal 1° gennaio 2029 al 31 dicembre 2030    44 anni e 6 mesi *       43 anni e 6 mesi *
*adeguamento alla speranza di vita presunto
NB Per i lavoratori autonomi occorre aggiungere 6 mesi in più
Categorie di lavoratori esentati dall’aumento dell’età pensionabile dal 2019
Saranno esentati, sia per le pensioni di vecchiaia sia per quelle di anzianità, le seguenti categorie: maestre di asilo, infermieri delle sale operatorie e sale parto, edili, gruisti, camionisti, macchinisti ferrotranviari, addetti alle pulizie, conciatori di pelli, addetti all’assistenza di invalidi, operatori ecologici, operai dell’agricoltura, della zootecnica e pesca, pescatori dipendenti o soci di cooperativa, lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature, marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marinie nelle acque interne.
Anticipo Pensionistico – Ape volontaria
A partire da maggio 2017, si può abbandonare il lavoro a 63 anni di età, quindi con 3 anni e sette mesi di anticipo avendo però almeno 20 anni di contributi o 15 anni al 31/12/1992 e una pensione non inferiore a circa 700 euro al mese (1,4 volte il trattamento minimo inps).
L'operazione sarà attuata con prestiti dalle banche coperti da assicurazione ed erogati dall'Inps; detti prestiti dovranno poi essere restituiti con rate di ammortamento costanti in venti anni. Ciò rappresenterà una decurtazione di 150-300 € mensili in base all’ammontare della pensione.
In sostanza si potrà avere un prestito, commisurato all'importo della futura pensione, esente da imposizione fiscale erogata mensilmente per 12 mesi sino al raggiungimento dell'età di vecchiaia. Somma da restituire, a partire dalla data di pensionamento, sino al completo rimborso del capitale e degli interessi alle banche che hanno fornito l'anticipo.
In caso di decesso, il capitale residuo sarà rimborsato alla banca dalla polizza assicurativa stipulata contro il rischio premorienza e quindi non si rifletterà sugli eredi e sulla pensione di reversibilità.
APE e Ristrutturazioni
Consentirà di accedere all’anticipo della pensione ai lavoratori coinvolti in processi di ristrutturazione aziendale. L’azienda, con accordo tra le parti, al fine di agevolare il licenziamento del lavoratore, sosterrà i costi dell’APE volontario attraverso un versamento all’INPS di una contribuzione correlata alla retribuzione percepita prima della cessazione del rapporto di lavoro; in presenza di accordi collettivi anche attraverso appositi fondi bilaterali in modo da compensare in tutto o in parte gli oneri relativi alla concessione dell’APE.
Ape sociale
L’anticipo pensionistico è una prestazione assistenziale a carico dello stato (APE sociale) senza alcuna penalizzazione futura. Possono accedervi le seguenti categorie di lavoratori:
• Disoccupati perché licenziati oppure che hanno avuto un contratto a termine a condizione che abbiano lavorato 18 mesi negli ultimi 3 anni, con almeno 30 anni di contributi senza indennità da almeno tre mesi;
• lavoratori che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado con handicap grave: anche in questo caso, ci vogliono almeno 30 anni di contributi;
• persone con riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%, e 30 anni di contributi
• lavoratori impiegati in mansioni usuranti da almeno sette anni negli ultimi 10 anni ovvero 6 anni negli ultimi 7, con almeno 36 anni di contributi.
Le mansioni usuranti sono le seguenti: operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici, conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni, conciatori di pelli e di pellicce, conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante, conduttori di mezzi pesanti e camion, professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni, addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza, professori di scuola pre-primaria, facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati, personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia, operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.
In tutti i casi i requisiti sono ridotti, per le donne di 12 mesi per ogni figlio, nel limite massimo di 2 anni.
L’APE sociale non può superare i 1500 euro mensili, è compatibile con redditi da lavoro che non superino gli 8mila euro annui.
Lavoratori precoci: Lavoratori che hanno almeno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni, possono andare in pensione con 41 anni di contributi se rientrano nei seguenti casi:
• disoccupati perché licenziati oppure che hanno avuto un contratto a termine a condizione che abbiano lavorato 18 mesi negli ultimi 3 anni, senza indennità da almeno tre mesi,
• lavoratori che assistono coniuge o parenti di primo grado con handicap grave,
• lavoratori con riduzione della capacità lavorativa del 74%,
• lavoratori con mansioni usuranti da almeno sette anni negli ultimi 10 anni ovvero 6 anni negli ultimi 7 (le tipologie di mansioni usuranti sono le stesse previste per l’APE).
In tutti i casi i requisiti sono ridotti, per le donne di 12 mesi per ogni figlio, nel limite massimo di 2 anni.
Rita (rendita integrativa anticipata) I lavoratori con almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi versati a fondi integrativi hanno la possibilità di chiedere la liquidazione frazionata del montante accumulato richiesto. Le somme erogate sono tassate con aliquota al 15%, ridotta dello 0,30 % per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione del 6%.
Cumulo gratuito dei contributi La pensione si calcola pro rata con le regole delle singole gestioni. Possono scegliere il cumulo anche i lavoratori che avevano giù iniziato a versare rate per la ricongiunzione onerosa o che avevano scelto la totalizzazione dei contributi.
Opzione donna: nel 2018 non è stata prorogata e non è più utilizzabile.
Part time pre pensione: i dipendenti del settore privato (esclusi i pubblici) che entro il 31-12-2018 maturano la pensione di vecchiaia di 66 anni e 7 mesi possano, d’intesa con l’azienda, fare un part time tra il 40 e il 60% per un periodo non superiore a 3 anni (ovvero da 63 anni e 7 mesi). In questo caso percepiranno i contributi relativi alle ore non lavorate pari al 24% esentasse. I contributi Inps saranno invece figurativi e pari allo stipendio pieno.
Eliminate le penalizzazioni per le pensioni anticipate e la crescita dell’età pensionistica per lavori usuranti legata alla speranza di vita.
Tolta penalizzazione alle pensioni acquisite in età inferiore a 62 a partire dal 1 gennaio 2018.
Gennaio 2018
CUB LEGNANO

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