COMITATO CORNUTI E MAZZIATI - Decreto su mobilitati ed esodati: tanto rumore per nulla - Dopo tante parole alla fine tutto è come prima, anzi per alcuni aspetti ci sono stati dei peggioramenti. Non solo, il Governo continua a prendere tempo ed a prenderci per i fondelli. Risulta chiaro che la battaglia è ancora tutta aperta. Per questo la CUB ha proclamato lo sciopero generale per il 22 giugno.

 

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Breve nota:
Dopo tante parole alla fine tutto è come prima, anzi per alcuni aspetti ci sono stati dei peggioramenti.
Non solo, il Governo continua a prendere tempo ed a prenderci per i fondelli.
Risulta chiaro che la battaglia è ancora tutta aperta.
Risulta altrettanto chiaro che sullo sfondo del problema dei mobilitati ed esodati c'è la riforma delle pensioni che va cambiata e che è il vero scontro in atto.
Risolvere il problema dei mobilitati ed esodati  significa nei fatti modificare la legge sulle pensioni che è un disastro per i lavoratori.
Per questo occorre mobilitarsi.

Per questo la CUB ha proclamato lo sciopero generale per il 22 giugno.


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Decreto su mobilitati ed esodati: tanto rumore per nulla


Nel testo del decreto appena emanato sulla vicenda mobilitati ed esodati  il Governo ha  puntualizzato  tutto quello che sino ad ora era stato scritto e modificato con i vari emendamenti intercorsi e su alcuni aspetti è addirittura peggiorativo del decreto Monti sulle pensioni.

Nel decreto Monti sulle pensioni il governo aveva stabilito che la deroga alla nuova normativa in vigore dal 2012 poteva essere accolta solo ad esaurimento dei fondi di 5,070 miliardi €, di cui  240 Milioni € per il 2013, 630 Milioni € per il 2014, 1040 Milioni € per il 2015, 1220 Milioni € per il 2016, 1030 Milioni € per il 2017,  610 Milioni € per il 2018, 300 Milioni € per il 2019.
Per il 2012 non erano stanziati fondi in quanto coloro che vanno in pensione nel 2012 hanno maturato i requisiti nel 2011, perciò prima dell’entrata in vigore della nuova legge sulle pensioni.
Questi fondi dovevano servire, nelle intenzioni, per consentire a 65.000 lavoratori di andare in pensione con le vecchie regole.

Con il nuovo decreto il Governo ha indicato la composizione di questi 65.000


Tabella riassuntiva

Tipologia di soggetti                                                                                    Contingente numerico
Mobilità corta                                                                         25.590
Mobilità lunga                                                                        3.460
Fondi di solidarietà                                                                 17.710
Prosecutori volontari  con decorrenza entro il 2013                      10.250
Lavoratori esonerati                                                                950
Genitori di disabili                                                                   150
Lavoratori cessati ai sensi dell'art.6, comma 2-ter, del decreto-legge n. 216 del 2011, convertito, con modificazioni della legge n. 14 del 2012              6.890
Totale                                                                                                              65.000

Da come si legge è chiaro a tutti che i numeri non coprono tutti i lavoratori licenziati a vario titolo.
Questo lo riconosce lo stesso governo quando nel comunicato stampa scrive:
“Il Governo è consapevole che il provvedimento non esaurisce la platea di persone interessate alla salvaguardia come, in particolare, i lavoratori per i quali sono stati conclusi accordi collettivi di uscita dal mondo del lavoro e che avrebbero avuto accesso al pensionamento in base ai previgenti requisiti, a seguito di periodi di fruizione di ammortizzatori sociali.
Il Governo si impegna per questi altri lavoratori a trovare soluzioni eque e finanziariamente sostenibili.”
Più che una giustificazione questa dichiarazione suona come una presa in giro.

Leggendo il decreto, dato che non c’è un riferimento diretto anno per anno tra i fondi stanziati e il numero dei derogati ( i 65.000 non son divisi per i vari anni) sembra di capire che il Governo, vuole esaurire i fondi stanziati prima di stanziare altri fondi, rimandando comunque il problema al 2013,   ( cioè al prossimo governo). Insomma un grande pasticcio.

Ma chi sono coloro che beneficiano della deroga per andare in pensione con i criteri in vigore nel 2011, prima della nuova legge sulle pensioni.

Vediamo Cosa dice il decreto:

a)    i lavoratori in mobilità corta che hanno cessato l’attività  alla data del 4 dicembre 2011.

b)    I lavoratori in mobilità lunga che hanno cessato l’attività  alla data del 4 dicembre 2011

c)    I lavoratori titolari alla data del 4 dicembre 2011 della prestazione a carico dei fondi di solidarietà o che siano stati autorizzati dall’NPS entro il 4 dicembre 2011 e restano a carico dei fondi fino a 62 anni

d)    I lavoratori che entro l’entrata in vigore del decreto Monti del dicembre 2011 sono stati autorizzati a pagare i contributi volontari e che vanno in pensione entro il dicembre 2013 ( 24 mesi dall’entrata in vigore del decreto Monti)

e)    il personale in servizio presso le amministrazioni dello Stato, le Agenzie fiscali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, gli Enti pubblici non economici, le Università, le Istituzioni ed Enti di ricerca  in esonero dal servizio entro il 4 dicembre 2011

f)    i lavoratori in congedo per assistere figli con disabilità grave

g)    i lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011 sulla base di accordi individuali sottoscritti ai sensi dgli art. 410.411 3 412 ter del codice civile ( cioè conciliazioni di licenziamenti )

h)    lavoratori che entro il 31 dicembre2011 sono stati licenziati sulla base di accordi collettivi di incentivo all’esodo

Tutti questi lavoratori potranno andare in pensione con le vecchie regole ovvero con 40 anni di contributi più la finestra di 12 mesi se hanno maturato i requisiti nel 2011, 13 mesi se hanno maturato i requisiti nel 2012, 15 mesi se hanno maturato i requisiti nel 2013 e 16 mesi se hanno maturato i requisiti nel 2014.

Questo elenco , rispetto al decreto Monti del 2011 contiene  novità. Alcune come per i mobilitati sono restrittive, altre come per gli esodati sono parziali


1.    Per i lavoratori in mobilità  ( punti a e b) è sparito il riferimento agli accordi sindacali sottoscritti entro il 4 dicembre 2011 e si parla solo di cessazione di attività entro il 4 dicembre 2011 ( è il caso di Termini Imerese il cui accordo è stato fatto l’1 dicembre 2011 ma i lavoratori non sono ancora in mobilità pertanto sono esclusi dalla deroga) Per coloro invece che erano in mobilità corta o lunga prima del 4 dicembre 2011 non cambia nulla. Non cambia nulla per nemmeno per i 10.000 che andranno in pensione con le legge Dini.

2.    Per gli esodati (punto d) che stanno pagando i contributi volontari la deroga interessa coloro che andranno in pensione entro il 2013

3.    I punti g e h sono nuovi in quanto non erano pervisti nel primo decreto Monti.

C’è poi una ulteriore beffa.  
Infatti con il decreto del 5 gennaio 2012 il Governo aveva stabilito che ai lavoratori che beneficiavano della deroga ( in particolare mobilitati) l’Inps avrebbe prolungato l’indennità di mobilità per il periodo della finestra. I fondi sono stati però autorizzati solo per il 2011 ma non sono stati autorizzati per il 2012. Sembrava che l’autorizzazione fosse accompagnata al decreto ma così non è stato.

Vogliamo ricordare che il nostro obiettivo è che tutti i lavoratori espulsi o licenziati dalle aziende a vario titolo devono poter andare in pensione con le vecchie regole.
La nostra battaglia si riferisce anche a coloro, i cosiddetti “over 40” che sono senza nessun paracadute e sono dimenticati da tutti.
Su tutto questo il Governo continua a barare.
Fa però specie che coloro che hanno approvato la legge in parlamento adesso fanno finta di alzare la voce. Lo stesso vale per cgil cisl uil che dopo avere fatto centinaia di accordi per esodati e mobilitati, ben sapendo che se fossero cambiate le regole pensionistiche sarebbero stati a rischio.

Giugno 2012

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