Ciò che è utile sapere sugli obiettivi di Berlusconi, Maroni e padroni sulla cancellazione delle tutele contro i licenziamenti senza giusta causa

Sul potere di licenziare  il Governo propone due interventi:

”sperimentare” un regime provvisorio per la durata di quattro anni ( e chi torna indietro più !) che, in deroga all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, disponga il risarcimento – invece del reintegro - del lavoratore ingiustamente licenziato. Tale sperimentazione riguarda:

  1. le aziende che emergono dal lavoro nero  
  2. le assunzioni a termine che passano a tempo indeterminato  
  3. le assunzioni che superano i 15 dipendenti

Istituire l’’arbitrato obbligatorio per evitare il ricorso al giudice per i licenziamenti individuali. Il collegio arbitrale sarà composto da un rappresentante del padronato, da un rappresentante di cgil cisl uil e da un terzo componente scelto di comune accordo. Il collegio arbitrale  può disporre  il risarcimento monetario o la reintegrazione del lavoratore licenziato senza giustificato motivo. II lodo arbitrale potrà essere contestato solo per vizi procedurali.  

Obbiettivo del governo è quello di rendere tutti precari e senza diritti.  

Confindustria e governo sostengono che la proposta serve ad aumentare l’occupazione facilitando la trasformazione dei contratti a tempo determinato a tempo indeterminato. Nella realtà invece, se passa la proposta, tutti i lavoratori sarebbero assunti a tempo determinato, perché così si annullerebbe il diritto al reintegro. Oggi un 60% di assunzioni avviene a tempo indeterminato e un 30% degli assunti a tempo determinato viene poi confermato  a tempo indeterminato. L’obbiettivo è quello di spaccare oggi i lavoratori dal punto di vista dei diritti e successivamente applicare a tutti la nuova regola.Perciò il Ministro mente quando sostiene che non vengono intaccate le tutele degli attuali occupati,solo chi ha la sveglia al collo non sa che la sperimentazione di oggi serve a preparare il terreno all’estensione in pochi anni della norma a tutti i lavoratori.

Berlusconi, Maroni e padroni vogliono rendere tutti licenziabili e se ci riescono tutti diventeranno precari e nessuno avrà più diritti.  Attualmente, in base all’art. 18, nelle imprese con più di 15 dipendenti, se il giudice del lavoro stabilisce che il licenziamento non è sostenuto da una giusta causa o da un giustificato motivo, il lavoratore viene reintegrato nel posto di lavoro.Se si stabilisce che, pur avendo ragione, una lavoratrice, un lavoratore, può essere licenziato si colpisce la semplice libertà di parola e di espressione e la Possibilità à di far rispettare leggi e contratti. 

La situazione che si creerebbe è quella che vivono i lavoratori delle imprese sotto i 15 dipendenti dove le violazioni delle leggi e dei contratti sono difficilmente contrastabili perché l’azienda ha in mano l’arma del licenziamento senza giustificato motivo, di conseguenza il lavoratore si trova a dover scegliere se rischiare il licenziamento per far rispettare i propri diritti o se subire un trattamento ingiusto per non rischiare di perdere il posto di lavoro. 

 L'arma del licenziamento senza giustificazione assegna ai padroni uno strapotere enorme.
Mentre siamo tutti sfidati a trovare le difficili strade organizzative per dare qualche orizzonte di difesa ai lavoratori "atipici", al mondo indifeso del precariato, il governo propone di estendere questa vandea padronale a tutto il mondo del lavoro. Il significato culturale che la proposta contiene minaccia tutti e avvelena l'aria anche ben fuori dalla fabbrica : passa il messaggio che anche la dignità umana si può calpestare. Ogni padrone può permettersi con i soldi di determinare il destino di una donna, di un uomo, a sua "discrezione".

Quando, dopo anni di lotte, nel 1970 sono state varate le “ Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori “ (cioè lo Statuto dei Lavoratori) si era detto che finalmente un po’ di Costituzione era entrata nei posti di lavoro. Adesso, con una legge, la si vuole di nuovo buttar fuori. Facciamo montare dal basso una vasta opposizione di massa. Non possiamo restare passivi ad aspettare: I diritti che si vogliono cancellare fanno parte di un progetto di civiltà e di uguaglianza non corporativo, di difesa generale di tutti coloro che lavorano, lavoratori di oggi e quelli di domani, giovani e anziani, precari e fissi, pubblici e privati, operai e impiegati, per il quale si sono battuti coloro che ci hanno preceduto.

II clima politico che ha permesso che sull’ abrogazione dell’art.18 si riaprisse anche solo una discussione, riportandoci indietro di trent’anni, e il risultato di quella sudditanza confindustriale che da tempo Governi, Padroni e Sindacati hanno inoculato nella societàà col contagocce concertativo delle loro leggi, dei loro patti dei loro accordi.  Con le infinite forme di assunzioni precarie concertate anno dopo anno ai padroni sono stati messi nelle mani tutti gli strumenti che vogliono per operare una scientifica selezione genetica dei lavoratori scegliendo solo quelli che avranno imparato, oltre che a lavorare, anche a “sottomettersi”.          

Chi è convinto che i diritti fondamentali della persona, anche dietro le mura dei posti di lavoro, sono inviolabili e che a nessuno  può esser concesso l’arbitrio di lederli, non può sottrarsi alla lotta per respingere non solo la legge delega ma anche le altre proposte che realizzano lo stesso obbiettivo, quale l’arbitrato obbligatorio.

Evoluzione della tutela legale contro i licenziamenti ingiusti.

Il codice civile del 1942 contemplava la piena liberta di licenziamento ”ad nutum”: cioé con un semplice cenno. Con solo il limite dell’obbligo di preavviso oppure della corresponsione di un’indennità sostitutiva (art. 2118 cc.),.”  La legge 15 luglio 1966, n. 604 introduce il principio di, necessaria giustificazione dei licenziamento (art. 1), richiedendosi a tal fine che il licenziamento fosse, comunque, sorretto da una ”giusta causa” (art. 2119 cc.) ovvero da un ”giustificato motivo” (art.3 ). In sua mancanza il padrone e obbligato a riassumere il lavoratore o, alternativamente, a versagli una indennità risarcitoria. A tale obbligo erano esclusi i datori di lavoro che occupassero sino a 35 dipendenti (art. 11).  

La legge 20 maggio 1970, n. 300 (lo Statuto dei lavoratori), con l’art. 18, ha introdotto, per i casi di accertata inefficacia, nullità o mancanza di giustificazione dei licenziamento, il regime di tutela reale dei posto di lavoro, limitandone L’applicazione alle imprese che occupano più di 15 dipendenti. Con l’obbligo di reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro. Per i licenziamenti discriminatori, quale che sia il numero dei dipendenti occupati, vale la tutela reale prevista dall’art. 18. 

La legge n. 108 dei 1990 (art. 2, comma 1), per le imprese sino a 15 dipendenti, fissa per i licenziamenti senza giusta causa una indennità compresa tra 2,5 e 6 mensilità, elevabile a 10 mensilità per i Lavoratori con almeno 10 anni di anzianità e a 14 mensilità per i lavoratori con almeno 20 anni di anzianità.  

Milano dicembre 2001

CUB CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE
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