IPC-Faip: Il rientro in fabbrica dovrebbe avvenire con orari che consentono a Raffaella di esercitare il suo ruolo di madre che ha deciso di accompagnare a scuola e riaccompagnare a casa la figlia. Altrimenti martedì 9 gennaio ore 9,00 a Crema in tribunale davanti al magistrato del lavoro.

La direzione tenendo conto anche dei problemi di Raffaella può facilitare una conclusione positiva.
Altrimenti martedì 9 gennaio ore 9 a Crema in tribunale si tenterà di nuovo di trovare la soluzione.
La eventuale mancata mezz’ora di Raffaella cosa pregiudica alla IPC Faip che dispone di circa 1000 ore produttive al giorno?
La sua mezz’ora corrisponde allo 0,05% delle ore produttive e per la IPC Faip potrebbe essere tecnicamente sostenibile.

E’ doverosa una nostra informativa sui contatti avuti con la direzione: come delegazione sindacale della FLMUniti ci siamo incontrati giovedì 4 gennaio ‘06 dalle ore 10,30 alle 10,45 ed abbiamo, sulla base del mandato di Raffaella, proposto alla direzione la reintegrazione della lavoratrice con la pausa fino alle 13,30 e abbiamo proposto varie soluzioni come la pausa di un’ora ma slittata dalle 12,30 alle 13,30 senza perdita di orario, la Possibilità à di recuperare la mezz’ora alla sera, un eventuale part time di 7 ore e mezza giornaliero per il periodo necessario e/o permessi retribuiti o non retribuiti. La durata dovrebbe essere fino alla fine della terza media con possibili verifiche intermedie e la Possibilità à che Raffaella trovi prima del tempo previsto altre soluzioni.
Abbiamo apprezzato la disponibilità ad annullare il licenziamento ma ci è stato chiesto di verificare tecnicamente se c’erano mezzi vicino alla scuola e di aspettare una risposta che sarebbe arrivata successivamente all’incontro che la direzione avrebbe realizzato con la RSU.
Nel primo pomeriggio ci hanno comunicato telefonicamente che la condizione del rientro è legata alla accettazione da parte di Raffaella degli orari generali senza eccezione visto che ci sono i mezzi pubblici con cui la figlia potrebbe tornare a casa.
Dopo una doverosa verifica con Raffaella e l’avvocato la nostra risposta alla direzione venerdì sera è stata: il rientro in fabbrica dovrebbe avvenire con orari che consentono a Raffaella di esercitare il suo ruolo di madre che ha deciso di accompagnare a scuola e riaccompagnare a casa la figlia. Restiamo in attesa di un segnale positivo di buona volontà da parte della direzione che tenga conto delle leggi sulle pari opportunità, sulle azioni positive (e non negative verso la occupazione femminile) e sulla politica di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e della necessaria flessibilità degli orari che evitino la perdita di posti di lavoro. Quindi ribadiamo la disponibilità anche ad un incontro immediato per affrontare e risolvere tutti i problemi.
La realtà dei fatti: E’ la scuola e la figlia che sono flessibili alla fabbrica: infatti l’orario scolastico termina alle 12,55 ogni giorno salvo il Mercoledì ì e il giovedì che termina alle 13,10 ma per tenere conto del rientro della madre alle 13,30 in fabbrica è la scuola che concede alla figlia di uscire 15 minuti prima (anche il Mercoledì ì e giovedì alle 12,55) per essere riaccompagnata a casa e far sì che Raffaella possa riprendere entro le 13,30. Quindi è il caso di considerare che la figlia già perde due giorni a settimana 15 minuti di lezione… per consentire alla madre di rientrare al lavoro alle 13,30.
Dal 1° gennaio 2006 la pausa che storicamente era di un ora e trenta minuti si riduce ad un ora dalle 12 alle 13. E’ evidente che il termine delle lezioni scolastiche (12,55 o 13,10) sono in contraddizione con la Possibilità à di Raffaella di rientrare in fabbrica alle 13,00 e quindi con la direzione si concorda una deroga temporanea riconoscendo tutti i problemi di Raffaella. Peccato che l’accordo che avviene tra lavoratrice e azienda è (forse non solo secondo noi) un accordo capestro perché di durata limitata alla fine dell’anno scolastico.
N.B.: Va ricordato che durante i periodi di chiusura della scuola Raffaella rientrava e può rientrare senza problemi al regime d’orario generale.
A settembre 2006 si ripresenta il problema e Raffaella (visto che la direzione non riusciva a dare nessuna disponibilità) ricomincia ad utilizzare la pausa di un ora e mezza per esercitare il suo ruolo di madre che vuole riaccompagnare la figlia a casa. Se dopo due contestazioni disciplinari si è rivolta al sindacato FLMUniti-CUB probabilmente è perché non si è sentita tutelata dalle RSU e dai sindacati tradizionali. Certo che con la gestione degli incontri previsti dallo statuto dei lavoratori per gestire le contestazioni disciplinari e con la dichiarazione di sciopero da parte del sindacato FLMUniti-CUB si è cercato di mettere Raffaella al riparo da rischi più gravi.
La direzione però ha insistito in un crescendo di sanzioni fino al licenziamento.
La disponibilità che la direzione dovrebbe modificare è riassunta nel comunicato che è stato messo in bacheca e che ci hanno consegnato e che si conclude: “ la soluzione della vicenda dovrà essere trattata nel rispetto delle regole e salvaguardando soprattutto l’interesse di tutti i lavoratori”. Quel che manca in questa affermazione è, lo ripetiamo, l’interesse della lavoratrice Raffaella.
Ai sindacati Fim-Cisl e Fiom-Cgil e alle RSU abbiamo più volte chiesto un incontro (e sollecitato di nuovo prima di andare alla convocazione della direzione) perché riteniamo ci siano cose da chiarire ma per ora non è stato possibile. In alcune dichiarazioni sembra che far ottenere a Raffaella il rientro alle 13,30 possa scatenare una giungla. La nostra opinione è semplice se in azienda ci sono altri lavoratori o lavoratrici che hanno problemi sarebbe ora che venissero fuori se invece nessun altro/a ha problemi come sostiene l’Ing. G. Cattaneo allora si tratta di risolvere presto e bene il caso di Raffaella.
Un aspetto di costume e di scelte: ognuno di noi, di Voi può avere la sua opinione se Raffaella faccia bene a riaccompagnare la figlia a casa o dovrebbe lasciarla andare con i mezzi pubblici ma la responsabilità à è di Raffaella e va rispettata. E quindi non c’entrano tanto gli orari dei pulman e sicuramente non è l’azienda o la maggioranza dei lavoratori o delle RSU o dei sindacati che deve imporre cosa deve fare Raffaella mettendo in contraddizione il suo ruolo e dovere di madre con l’alternativa del posto di lavoro per una piccola mezz’ora.
Quali sono i problemi tecnici: direzione e altri si sono impegnati a verificare orari dei mezzi pubblici. Ma scusate proviamo a guardare in fabbrica e verifichiamo se la eventuale mancanza della mezz’ora di Raffaella può pregiudicare la produzione? La Faip ha oltre 150 dipendenti che ogni giorno fanno 8 ore di lavoro ovvero circa 1000 ore produttive.
Qualcuno seriamente può pensare e sostenere che la mezz’ora mancante di Raffaella può provocare disguidi tecnici non risolvibili?
L’anno 2007 che l’Europa ha deciso essere l’anno contro le discriminazioni dovrebbe vedere chiunque impegnato a contribuire a migliorare le condizioni femminili anche imparando cose nuove ogni giorno e cercando di trovare nelle leggi che ci sono e vanno applicate la Possibilità à di risolvere i problemi esistenti.
Noi crediamo che sia assolutamente possibile conciliare le scelte di vita e di lavoro e che Raffaella debba rientrare al più presto al posto di lavoro e che sia definito un orario compatibile con le sue scelte e le sue responsabilità à di madre.


Crema, 7 gennaio 2007

FLMUniti-CUB 

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