PERCHE’ SERVE LA DEMOCRAZIA SINDACALE NEL LAVORO PRECARIO: TAVOLA ROTONDA Mercoledì I' 14 GIUGNO ORE 10.00, VIA DI SANTA CROCE IN GERUSALEMME 55 a ROMA.

PERCHE’  SERVE LA DEMOCRAZIA SINDACALE NEL LAVORO PRECARIO

In Italia vi è una caratteristica che ci rende unici nel panorama europeo, la legge sulle rappresentanze sindacali.
Che praticamente non c'èè, o meglio esiste nel settore pubblico, ma, nel settore privato non sono stati definiti neppure sommariamente  i  parametri  per definire un' organizzazione '' rappresentativa '' e quindi, legittimata a portare avanti le  trattative per  conto da lavoratori.
Dopo il referendum del 95', che tolse il requisito della ' 'maggiore rappresentatività '' per sostituirlo con la '' firma di contratti collettivi applicati all' unità produttiva '' si è aperta una parentesi scellerata per il mantenimento dei diritti dei lavoratori.
Già la Corte Costituzionale, successivamente ad una ns. interrogazione, sollevò la necessità di provvedere urgentemente al ripristino di una legge di rappresentanza poiché allo stato attuale, vi erano dei forti principi di anticostituzionalità che andavano rivisti e corretti.
In pratica al Sindacato è necessaria la firma del contratto per vedersi riconosciuti i diritti, (e cd. Agibilità, ossia assemblee e permessi sindacali retribuiti) e le aziende possono discrezionalmente decidere liberamente con quale sindacato andarlo a  firmare senza doversi attenere a nessuna condizione.
Con questo tipo di ricatto, le organizzazioni dei datori di lavoro hanno potuto  '' scegliersi'' il sindacato sulla base del '' meno caro'' e del '' più accondiscendente alle richieste aziendali ''  poi che il sindacato fosse filo aziendale e rappresentasse poco o niente i diretti interessati, poco importa.
Ma le contraddizioni di questa legge (o non legge visto che praticamente non c'èè) non sono solo nel rapporto tra AZIENDA-FIRMA DI CONTRATTO-RICONOSCIMENTO DIRITTO SINDACALE,  si estendono poi, anche ai rapporti tra i vari sindacati.
Ricordiamo che nelle elezioni per il rinnovo delle  RSU nel Terziario, oltre alle  aziende, si sono costituiti parte avversa contro la presentazione delle liste elettorali del Sindacalismo di Base, anche le tre OO.SS di CGIL- CISL-UIL.
Ma cerchiamo di capire il perché ed il per come, tre sindacati nazionali firmatari di contratto si scaglino contro delle elezioni indette democraticamente dal Sindacato di base - CUB, a cui hanno partecipato la stragrande maggioranza dei dipendenti delle aziende,( in questo caso METRO-SMA-AUCHAN-) visto che la democrazia deve ( o dovrebbe…? ) essere una costante all’ interno di una struttura, definita appunto, di rappresentanza.

E vediamo, la situazione nel settore per poi capire il dettaglio…….

Il  terziario, (settore gestito contrattualmente pressoché in maniera esclusiva da FILCAMS CGIL- FISASCAT CISL- UILTUCS UIL )  rappresenta in Italia il  54.4 % dell’ occupazione ed produce il 49.6 % del valore aggiunto Nazionale ( dati ISTAT fonte www.istat.it ).

In questo settore, in particolar modo, vi è una miriade di trattenute( ai lavoratori) e di versamenti (dalle aziende) per finanziare istituti contrattuali gestiti dai cd. sindacati ‘’ ufficiali ‘’, tanto per fare qualche esempio ne riportiamo solo qualcuno; 

·     10 € ogni mese  per  ogni dipendente  per una  fantomatica assistenza sanitaria integrativa che non è in funzione ma i soldi se li piglia lo stesso...( e nel commercio e riguarda circa 1.900.000 dipendenti fate voi i calcoli…si  sono milioni di euro..!) più varie una tantum di svariati milioni di euro.
·    Contributo ente bilaterale (0.90 % della retribuzione media mensile di ogni dipendente presente in azienda e questo in molti settori del terziario…)
·    Contributo ulteriore al lavoratore, da parte aziendale,  che aderisce ai fondi di previdenza integrativa ( gestiti da.indovinate chi?  Si esatto sempre  da  cgil cisl uil……).
·    Contributo ente bilaterale (0.10 % dello stipendio a carico del lavoratore in molti settori del terziario)
·    Contributo covelco ( pochi euro ma per qualche milione di lavoratori ogni mese sono altri milioni di euro puliti puliti....)

Ora tutti questi finanziamenti, e ne esistono anche altri….???

Ma quello che dobbiamo constatare è che malgrado la legge vieti  espressamente ai datori di lavoro di finanziare i sindacati vedi l’ art. 17. L 300/70 ( Statuto dei Lavoratori ) che recita ‘’ È fatto divieto ai datori di lavoro ed alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori,  in pratica con questo sistema di CO-Gestione tra azienda e sindacati firmatari di contratto si è trovato il modo di aggirare l' ostacolo.....!!!!

In pratica esiste uno scambio palese tra aziende e Sindacati.....

L' azienda decide con chi e come firmare il contratto....
e per ricompensa chi lo firma si ritrova  i diritti sindacali e svariati milioni di euro e( qualche centinaio al mese  nelle stime in difetto ) purchè ovviamente stia buono buono.
Le conseguenze, per i lavoratori, di aziende  che versano una montagna di milioni di euro al mese in istituti gestiti anche dai sindacati confederali, ( calcolando anche che questi ultimi sono esentati dalla presentazione dei dati di bilancio),  sono sotto gli occhi di tutti.
E vi è un peggioramento sia economico che normativo anche in settori in cui, per la loro tipologia, dovrebbero essere ‘’isole felici’’ nel panorama disastroso della congiuntura economica  internazionale.
Prendiamo ad esempio la Grande Distribuzione Organizzata e i loro addetti;
·    in fin dei conti i datori di lavoro non soffrono la competizione internazionale in quanto vendono un  servizio di distribuzione  e non un prodotto proprio.
·    non comprano nulla ma  vendono merce che pagheranno verosimilmente 6 o 12 o addirittura 24  mesi dopo averla avuta ai rispettivi fornitori
·    nella maggior parte dei casi prendono in affitto i centri commerciali senza avere la necessità di doverli acquisire direttamente
·    se gli affari vanno male, mettono in mobilità i lavoratori ( paga l' inps..), ridistribuiscono le derrate alimentari negli altri punti vendita della catena commerciale aperti e restituiscono il negozio all' affittuario quindi, in pratica, rischiano poco  o nulla.
I rendimenti azionari di queste societàà, sono  sempre ( e molto ....) in positivo e le societàà godono di una stabilità  economica invidiabile.
In un quadro generale  di questo tipo ci si dovrebbe aspettare anche una buona tenuta dei contratti di lavoro ,,,,,,,,,e invece…….
andiamo a vedere l’ ultimo contratto firmato  dai sindacati del terziario  cosiddetti ‘’ ufficiali’’,
·    Concessione alle aziende di poter assumere il 100% del personale  con contratti precari ( a termine , interinale ecc) e con contratti che possono durare anche solo pochi giorni nelle nuove strutture.
·    Raddoppio del lavoro precario e quindi ricattabile  nelle strutture già esistenti.
·    Apprendistato raddoppiato nella durata e concesso anche alle bassissime professionalità
·    Rinnovo della parte economica non più sul biennio, ma sul  quadriennio economico, (contratto scaduto nel 2002 ma i soldi dell' aumento il lavoratore li vedrà in busta paga   solo a settembre 2006 quando ormai avranno già perso di potere di acquisto)
·    Aumento (guarda caso…) dei versamenti dei ‘’famosi istituti ''da parte delle aziende ed introduzione addirittura di nuovi fondi co-gestiti guarda caso azienda – sindacato.
Visto che poi, questo genere di contratti riguarda il 54.4 ( dati istat.) della forza lavoro in Italia, è del tutto facile immaginare le ripercussioni in termini di ristagno economico sul sistema produttivo Italiano e dell’ aggravio dei costi a carico dei cittadini tutti dato che;

·    Ad un lavoratore 
con contratto a termine non viene concessa neanche la Possibilità à di far delle rate da una finanziaria per acquistare che so un frigorifero, pagare le rate della macchina nuova o neanche di poter stipulare un contratto di affitto
·    Essendo con contratto precario usufruirà di tutti gli ammortizzatori di reddito a carico dello Stato,( sussidio disoccupazione quando non lavora, mobilità, cassa integrazione, S.S.N  gratuito  ecc ecc,) che in sostanza poi viene pagato da un po’ tutti i lavoratori.

Ovviamente le aziende continuano a guadagnare anche nei periodi di crisi ma chi  paga veramente????

Noi crediamo
che paghino un po’ troppo i lavoratori sulla loro pelle…e i contribuenti  indirettamente con le loro tasche attraverso l' aumento delle tasse che i politici dovranno adottare per fronteggiare queste spese.

Inoltre, i sindacati che accettano di gestire  questi istituti contrattuali, imbavagliano le lotte dei lavoratori ed impediscono che siano loro, così come avvenuto fino a poco tempo fà, a stabilire con i rapporti di forza la linea di confine tra i diritti dei lavoratori e la logica di profitto delle imprese.
I comportamenti repressivi messi in atto dalle aziende e dai sindacati confederali che hanno cercato di boicottare anche violentemente le elezioni RSU dei lavoratori di AUCHAN (ricordiamo che l' azienda ha istituito delle vere e proprie ronde e ha minacciato pesantemente ogni lavoratore che votava.. ed i sindacati confederali nominavano rappresentanti non voluti dai lavoratori pur di far desistere  dalle elezioni RSU aperte a tutti...) è lì a testimoniare il fatto che una legge sulla RAPPRESENTANZA SINDACALE NEL PRIVATO NON È PIU' DIFFERIBILE E VA FATTA SUBITO, altrimenti crediamo che aziende e sindacati confederali dovranno assumersi le loro responsabilità à sulle proteste dei lavoratori che non sono più assoggettabili a queste logiche di scambio tra diritti del lavoro ed interessi economici e chiedono di porre l' accento sul LORO  salario e sulla LORO dignità, e non su quella dei sindacati cd. ''ufficiali''visto che ormai, i contratti servono a garantire i diritti, anche economici, solo di chi li firma ma non dei lavoratori che rappresenta.

Ecco perché proponiamo una TAVOLA ROTONDA SULLA RAPPRESENTANZA  Mercoledì ì  14 GIUGNO ORE 10.00, VIA DI SANTA CROCE IN GERUSALEMME 55 PRESSO SEDE INPDAP


Roma 5 giugno 2006

La Segreteria Provinciale di Roma

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