Cosa prevede la SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE n.77 del 19 aprile 2018
Fino alle modifiche introdotte nel 2009, l'art. 92 c.p.c. prevedeva la facoltà del giudice di compensare totalmente o parzialmente le spese legali, anche in ipotesi di soccombenza tra le parti in caso di "giusti motivi".

Nel 2009 il legislatore è intervenuto sulla compensazioni delle spese, sostituendo i "giusti motivi" con "gravi ed eccezionali ragioni" col preciso obbiettivo di  disincentivare l’uso del processo e ridurre il contenzioso in materia di lavoro; nel 2014 sono stati previsti ulteriori vincoli e indicate ipotesi tassative  per “compensare tra le parti le spese di giudizio”:- soccombenza reciproca- assoluta novità della questione-  mutamento di giurisprudenza rispetto a questioni dirimenti.

Contro questa modifica sono state sollevate questioni di legittimità costituzionale dai Tribunali di Torino e Reggio Emilia, motivando diverse violazioni della norma in ordine alla lesione del principio di ragionevolezza ed uguaglianza ed in ordine alla lesione del diritto di accesso alla giustizia e alla posizione di debolezza del lavoratore rispetto a quella del datore di lavoro.

La Corte Costituzionale, con sentenza n.77 del 19 aprile 2018, ha dichiarato incostituzionale l’art. 92, secondo comma, del codice di procedura civile nel testo modificato dal D.Lgs 132/14 nella parte in cui non prevede che il giudice possa compensare le spese tra le parti parzialmente o per intero anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni.

La Corte quindi ha ampliato nuovamente la possibilità per il giudice di compensare le spese tra le parti, ripristinando l'ipotesi di poter compensare le spese di lite qualora sussistano "gravi ed eccezionali ragioni", così com'era già previsto prima della riforma del 2014.

La Corte ha purtroppo dichiarato che la condizione soggettiva del lavoratore in quanto caratterizzato da una particolare “debolezza”, processuale ed economica non rappresenta un motivo di deroga all’obbligo di rifusione delle spese processuali.

Nonostante ciò la Corte ha precisato che, in conseguenza alla pronuncia di illegittimità dell’art.92 c.p.c, rientra nella valutazione del Giudice anche l’ipotesi in cui il lavoratore debba promuovere un giudizio senza conoscere elementi rilevanti e decisivi noti al solo datore di lavoro. Il Giudice, in questi casi, dovrà verificare se questa mancanza di elementi su questioni di fatto costituisca una grave ed eccezionale ragione idonea a determinare la compensazione delle spese.

Non è stato riconosciuto l’esonero del lavoratore dal  pagamento delle spese in caso di soccombenza, però i giudici del lavoro potranno esercitare il loro potere discrezionale esaminando le specifiche situazioni e valutando le particolari posizioni delle parti in causa.

Aprile 2018

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