CUB:Conferma la propria contrarietà sull’insieme del Jobs Act e le ragioni per una opposizione radicale.

 

 

Parere della Cub sugli Atti del Governo n. 134 (Schema di decreto legislativo in materia di contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti) e n. 135 (Schema di decreto legislativo in materia di ammortizzatori sociali e ricollocazione dei lavoratori disoccupati).

 

c.a Cesare Damiano
Presidente 11a Commissione lavoro, Camera
c.a Maurizio Sacconi
Presidente 11a Commissione lavoro e Previdenza Sociale - Senato
                   
Milano 23/01/2015

Oggetto: Parere della Cub sugli Atti del Governo n. 134 (Schema di decreto legislativo in materia di contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti) e n. 135 (Schema di decreto legislativo in materia di ammortizzatori sociali e ricollocazione dei lavoratori disoccupati).
I primi due decreti attuativi della legge delega n° 183 hanno il pregio di rendere chiaro a tutti  ciò che il governo Renzi considera riforma del mercato del lavoro e tutele universali.
La Cub conferma la propria contrarietà già espressa sull’insieme del Jobs Act e in essi trova ancor più ragioni per una opposizione radicale sui contenuti. I primi due decreti  rendono evidenti la filosofia che sottende il jobs act: licenziamenti più facili e tutele economiche più deboli.

Nel merito:
AG 134

Il decreto proposto liberalizza e monetizza di fatto i licenziamenti per i quali non è previsto il reintegro. Di «tutele cre¬scenti» il nuovo assunto non né ha alcuna; Il contratto a tutele crescenti si limita a prevedere non la crescita delle tutele, ma dell’indennizzo di due mensilità in più per ogni anno di anzianità; mai il nuovo assunto disporrà di una tutela contro lo strapotere dell’azienda.
Anche la considerazione che i lavoratori in forza conservano le tutele è una presa in giro perché con il nuovo contratto i licenziamenti sono più semplici e qualsiasi impresa sarà tentata di cambiare contratto ai propri dipendenti, applicando loro quello a tutele crescenti per poterli dunque licenziare quando più gli aggrada.
Siamo di fronte ad una nuova tipologia contrattuale a “tempo indeterminato” fin quando l’impresa deciderà di scioglierlo.
Cosa che potranno subire da subito  tutti i lavoratori degli appalti: la prima volta che passeranno di “padrone” perderanno per sempre l’articolo 18 legge 300 maggio 1970.
Il disposto del decreto nasconde anche altre sorprese:
la conciliazione a costo ridotto per l’impresa e imposte a carico dello stato,
l’applicabilità delle nuove norme anche ai licenziamenti collettivi così le imprese  potranno non  rispettare  i criteri previsti dalla legge 604 e stabilire chi licenziare, età, carichi familiari ecc.

AG135
Secondo la Cub, il secondo decreto uscito da palazzo Chigi sugli ammortizzatori manca di qualsiasi raccordo con tutta la parte relativa alle varie forme di cassa integrazione e di mobilità che ridurranno ulteriormente la durata degli ammortizzatori i sociali per i milioni che il lavoro lo stanno per perdere per effetto della libertà di licenziamento e per gli effetti della riforma Fornero.
Infatti  la cig in deroga è  stata dimezzata, i contratti di solidarietà non sono stati rifinanziati e la loro l’indennità è stata ridotta del 10%, la cigs resta applicabile per le sole ristrutturazioni, l’indennità di mobilità cessa con il 2016 cancellando l’indennità attualmente corrisposta di 12/30 mesi.
L’indennità di disoccupazione e l’aspi erano erogate a chi perdeva il lavoro ed aveva versato almeno 52 settimane di contributi e corrisposta per 10/16 mesi; la naspi avrà una durata individuale perché corrisposta per la metà delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni; è facile prevedere che per la maggior parte di precari i 18 mesi previsti resteranno un miraggio e sarà di 18 mesi solo se un precario ha lavorato continuativamente gli ultimi tre anni. La riduzione dell’indennità del 3% al mese dopo il quarto rappresenta efficacemente il fatto che non si mettono a disposizione risorse dignitose a disposizione dell’istituto.
Dis-coll e Asdi non possono essere considerate tutele.
Cub ritiene che in caso di perdita del posto di lavoro gli ammortizzatori sociali debbono essere universali e fruibili da parte di tutti i lavoratori.
In caso di crisi temporanea e/o di ristrutturazione va elevata la relativa indennità all’80% della retribuzione percepita abolendo i massimali.
L’indennità di disoccupazione deve essere erogata per un periodo adeguato alla offerta di nuovo lavoro; deve essere istituito un reddito garantito per tutti di 1.000 Euro/mese.                        

                                Il Coordinatore Nazionale
                                    P.Giorgio Tiboni

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