Il Senatore Sacconi ha presentato due “bonus” a favore dei padroni, sotto forma di emendamenti alla Legge di Bilancio, per impedire ancor più l’esercizio del diritto di sciopero, costituzionalmente garantito.
La voglia di limitare il diritto di sciopero con la legge di Bilancio 2018 rende evidente tutto il livore antioperaio del senatore che già ha presentato una proposta di legge dello stesso tenore.

La limitazione del diritto di sciopero è diventata un incubo dopo il riuscitissimo sciopero del 16 giugno promosso da alcune organizzazioni sindacali di base nel settore dei trasporti e da lì è ripartito l'attacco al diritto di sciopero. Lo stesso incubo ha portato il ministro DEL RIO a scavalcare la stessa Commissione di Garanzia e definire autoritariamente la durata dello sciopero del 27 ottobre con il preciso intento di far fallire lo sciopero generale.

La crisi economica, viene affrontata accentuando l'attacco alle condizioni di vita dei lavoratori (lavoro flessibile, disoccupazione, precarietà, ecc.) contemporaneamente ad un'escalation dell'azione repressiva e reazionaria. Laddove lo Stato ha poco da offrire in termini di "stato sociale", la dura legge del capitalismo, fatta di licenziamenti, salari da fame e sfruttamento, può essere accettata e introiettata solo attraverso il manganello, la criminalizzazione del dissenso e l'attacco al diritto di sciopero.

Si punta a stringere le maglie dell'esercizio dello sciopero per ridurre la possibilità che col conflitto i lavoratori e i ceti popolari possano costruire dei rapporti di forza per modificare in meglio la propria condizione lavorativa ed economica.

Il diritto allo sciopero è stato da tempo limitato e impedito con norme (legge 146/90 poi racchiusa nel testo unico n. 83/2000) e sentenze; ora si vorrebbe definitivamente sottrarlo ai singoli lavoratori e attribuirlo ad alcune organizzazioni sindacali integrate allo Stato a cui affidare il monopolio sindacale. Cercheranno di impedire, tramite legge, l'esercizio del diritto di sciopero ad organizzazioni sindacali che sono in opposizione alle politiche padronali e dei Governo.

I due emendamenti preparati dal Senatore Sacconi anticipano tale progetto e prevedono l’obbligo della comunicazione preventiva da parte del lavoratore all’azienda della propria volontà di aderirvi 7 giorni prima che si verifichi l’azione di sciopero, misura dal carattere chiaramente intimidatorio.

Cub ritiene indispensabile ribellarsi a quanti vogliono riscrivere lo statuto dei lavoratori ed eliminare il diritto di sciopero, così come ritiene vada rigettato l’accordo sulla rappresentanza stipulato da cgil, cisl, uil e confindustria il 14 gennaio 2014, da cui è partita l’offensiva anche contro lo sciopero.

Cub invita i parlamentari a ridare dignità alla politica affrontando i problemi veri del paese, a partire dal lavoro, il reddito, il welfare e affrontando la questione delle disuguaglianze, prodotto del sistema capitalistico che aumentano con le sue crisi, evitando di diventare complici di maneggi e sotterfugi proposti solo per limitare i diritti dei più a favore dei pochi.

Un preciso impegno dovrebbe riguardare la libertà sindacale e i criteri per l’elezione della rappresentanza sindacale, oggi terreno di scorribande per ritagliarsi illeciti monopoli. Il diritto di sciopero è una cosa seria e va perciò impedito che se ne occupi un certo Sacconi!

28 novembre 2017

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