logo-unione-inquiliniSul Piano Casa approvato due giorni l’insoddisfazione continua a prevalere e non sembra favorire e voler risolvere i nodi principali della sofferenza abitativa. Una sua riflessione in merito.

Un piano casa, degno di questo nome, dovrebbe affrontare i due nodi di fondo della sofferenza abitativa in Italia: la mancanza di abitazioni sociali (sono 700 mila le famiglie, aventi diritto, che sono in attesa di un alloggio popolare che non esiste) e il caro affitti, responsabile del picco clamoroso degli sfratti per morosità (e per ogni sfratto conclamato, possiamo dire che ci sono almeno 10 famiglie “border line” per le quali basta un evento imprevisto per precipitare nella morosità conclamata). Il provvedimento del governo non affronta nessuno di questi due problemi e, da questo punto di vista è un bluff.


Un vero bluff, insomma?

Un bluff che va smascherato pienamente. Infatti, vedo l’emergere della tentazione di una informazione unilaterale e propagandistica, stile primo governo Berlusconi. Si è data l’immagine falsa di un consenso bipartisan e del piano casa come di un intervento sociale, attento ai più bisognosi, stile manovra degli 80 euro. Niente di più falso. Il cuore del decreto è l’accelerazione della dismissione del patrimonio pubblico. Non c’è un euro fresco nel decreto ma solo il riciclaggio di stanziamenti già presenti nel settore e riallocati perché precedentemente non spesi. Anche i tanto propagandati 226 milioni di euro per la morosità incolpevole sono una fandonia, un misero trucco contabile. Si sono sommati gli stanziamenti di 7 anni. Anno per anno ci sono meno di 40 milioni (50 euro l’anno a famiglia sfrattata). Parliamo, quindi, di briciole che neanche possono essere spese perché, dopo 9 mesi, il governo ancora non vara il decreto attuativo senza di cui il fondo per la morosità incolpevole è solo sulla carta.

Prendiamo in esame l’articolo 3. Il governo è delegato e a emanare un decreto per l’ulteriore accelerazione del processo di dismissione del patrimonio abitativo pubblico.

Esatto. L’articolo 3 è il cuore del decreto, un articolo che viola, tra l’altro, la competenza esclusiva delle Regioni nel campo dell’edilizia sociale. Segnalo che le Regioni su questo punto si erano già dichiarate contrarie e che è prevedibile, pertanto, che impugnino l’articolo. L’articolo 3 è una delega in bianco al governo al fine di varare criteri di accelerazione del processo di dismissione del patrimonio pubblico (non solo degli Istituti autonomi ma anche degli alloggi comunali), anche in deroga alle leggi nazionali che tutelano gli assegnatari, senza però specificare i contenuti di tale delega. Anche per questo, il testo è del tutto inaccettabile ed è vergognoso che le forze parlamentari di maggioranza abbiano consentito questa spoliazione delle prerogative parlamentari.

Anche sugli sfratti per morosità nessuna risposta utile alla precarietà abitativa. Qual è la risposta del governo? Anche in questo caso il decreto ignora le difficoltà dei redditi delle persone…

Come già detto, il governo non affronta la questione in maniera strutturale, cioè a monte, al fine di prevenire gli sfratti per morosità. Per fare questo occorre intervenire per diminuire gli affitti attraverso l’uso della leva fiscale. Avevamo avanzato una proposta molto semplice e di puro buon senso. Oggi un proprietario può affittare casa con due metodi: o il libero mercato o il canale concordato. Si può capire che lo Stato incentivi il proprietario a stare nel canale concordato (l’affitto è più basso). L’assurdo, però, è che esista un incentivo fiscale anche per il libero mercato. In quell’ambito un proprietario paga sull’affitto percepito una aliquota fissa (chiamata “cedolare secca”) del 21%, meno di quanto paga un operaio sul suo salario di fame. La domanda è: perché lo stato dovrebbe incentivare con sconti fiscali chi vuole il massimo profitto possibile dal mercato libero? Ecco un esempio concreto di quella che definiamo legislazione premiale della rendita parassitaria.

Cosa ha chiesto in merito l’Unione Inquilini?

Abbiamo pertanto chiesto di eliminare la cedolare secca sul libero mercato e di spostare quelle risorse (parliamo di diverse centinaia di milioni di euro) per dire ai proprietari: creiamo un nuovo canale contrattuale in cui, in cambio di un azzeramento delle tasse, si diminuisca del 30-40% il canone del canale concordato. Il proprietario avrebbe lo stesso rendimento netto, l’inquilino avrebbe un affitto sostenibile (che metterebbe in salvo dalla possibilità della morosità), lo Stato non avrebbe oneri perché la norma sarebbe coperta al suo interno.

Il governo e la maggioranza hanno detto di no, giusto?

Il governo, infatti, preferisce la carità compassionevole dei fondi che arrivano “a valle” e lasciano inalterata la contraddizione strutturale del sistema. Solo che, democristianamente aggiungerei, hanno sparato una sorta di “fumogeno”, coperto dalla fogli di fico di sommare gli stanziamenti di 7 anni. Ma, come abbiamo denunciato noi dell’unione Inquilini la notizia vera è che nel piano Lupi c’è uno stanziamento tre volte inferiore a quello del fondo sociale di 15 anni fa, anno in cui gli sfratti erano 3 volte di meno.

C’è poi l’articolo 5 che ha scatenato molta rabbia nei movimenti, in chi vive nelle occupazioni e chi le sostiene. ““chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge.” Allo stato dei fatti: viene ancora una volta danneggiato chi vive in sofferenza abitativa, senza che venga fornita alcuna risposta…

Si tratta di una previsione incostituzionale e che noi impugneremo. Il diritto alla residenza è sancito anche da sentenze della corte di Strasburgo. La residenza è la condizione per godere di diritti costituzionalmente garantiti (come l’assistenza sanitaria e l’obbligo scolastico). Si tratta pertanto di un intervento inaccettabile e francamente contraddittorio con il nome che il principale partito della maggioranza si è dato (“democratico”).

Passiamo al tema delle occupazioni.

Sì. Vogliamo sradicare la penetrazione della malavita organizzate nella gestione delle case popolari? Noi siamo in prima fila. Ricordo che i nostri compagni di Napoli hanno visto la loro sede devastata dalla camorra e il responsabile locale dell’Unione Inquilini è stato mandato all’ospedale con gravi ferite. La camorra, però, non fa la domanda per l’acqua e la luce e non ha interesse per avere la residenza. Insomma, quelle norme non servono contro i poteri criminali.

Cosa serve allora per combattere i poteri criminali?

Per combatterli davvero, servono i controlli, sconfiggere le inerzie, rompere il sistema di omertà. Ma, tutto questo, che c’entra con chi occupa edifici vuoti, spesso pubblici, spesso lasciati colpevolmente al degrado, per rivendicarne il riuso ai fini della residenza sociale? Infine, quale è la “mano dura” contro la violazione quotidiana che lo Stato compie ai danni delle 700 mila famiglie che avrebbero diritto a una casa popolare e invece ne rimangono prive ? Quale è la mano dura contro le violazioni di convenzioni internazionali, per esempio rispetto alla protezione dei minori negli sfratti, che grandi organizzazioni del volontariato come Save The Children hanno denunciato, sulla base dei rapporti che come Unione Inquilini abbiamo pubblicato (e che riprendono quelli ufficiali del Ministero dell’Interno)?

In questo periodo, peraltro, all’ordine del giorno pare sia stato attivato un vero “tsunami tour degli sgomberi”. Leader dei movimenti come Paolo di Vetta e Luca Faggiano ancora una volta sono stati arrestati, quest’ultima volta si tratta di aggravamento della misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla PG a cui i due erano sottoposti per i fatti del 31 ottobre 2013. Esiste un legame tra l’articolo 5 e questi sgomberi? E soprattutto, è chiaro che si sta facendo sempre più forte la repressione del dissenso… Quale riflessione è possibile fare in questo contesto e in questo momento storico?

La nostra solidarietà a Di Vetta e Faggiano è totale. Riteniamo inconcepibile che uno possa essere messo agli arresti per aver organizzato delle manifestazioni. Vorrei dire che noi stiamo molto attenti a non mischiare mai le questioni di merito a quelle di principio. Non abbiamo bisogno di condividere tutto quello che uno fa per stare al suo fianco quando viene colpito dalla repressione. La solidarietà a chi lotta e per quelle lotte subisce una ingiusta repressione è prima e oltre al merito delle singole posizioni specifiche. Vorrei, però, affrontare anche il merito. Noi abbiamo un approccio peculiare e specifico sul tema dell’unità. Sfuggiamo ai recinti, vogliamo rompere la gabbia dell’incomunicabilità. Siamo contro la costruzione del nemico, nel campo di chi lotta per il diritto alla casa, anche se con parole, strumenti, contenuti differenti. Se su un punto, siamo tutti d’accordo, dai sindacati tradizionali fino ai movimenti antagonisti, perché non dovremmo dirlo tutti assieme? Se poi, su altri, non si è d’accordo, ognuno legittimamente vada per la propria strada.

Possiamo parlare di “unità” come ricchezza?

L’unità, nell’articolazione di linguaggi e strumenti di lotta, è un valore. Spesso, come Unione Inquilini, ci troviamo in una posizione di confine. I sindacati inquilini, legati alle grandi confermazioni sindacali, ci guardano con sospetto perché ci giudicano troppo contigui ai movimenti e qualche volta mal sopportano la nostra autonomia di giudizio e di iniziativa.

Sul decreto casa avete posizioni e proposte divergenti…

Sì, spesse volte, lo stesso ci capita dal versante dei movimenti antagonisti. Come Unione Inquilini, siamo, quindi, come tra l’incudine (dei sindacati tradizionali) e il martello (dei movimenti antagonisti)? Preferisco un’altra immagine, quella della cerniera. Il nostro modello è quello del movimento dell’acqua, in cui, senza egemonie e senza perdere la radicalità dei contenuti, si è riusciti a tenere dentro un medesimo quadro, dai movimenti, ai mille comitati locali, riuscendo a penetrare fin dentro le grandi organizzazioni di massa e ai sindacati confederali o, almeno, le loro componenti di sinistra. Ciò è particolarmente urgente oggi, in cui vedo forte il rischio del regime, cioè che si formi attorno al governo forte, un nucleo di forze, un pensiero unico, che uniforma anche il mondo dell’informazione e che è, poi, il germe vero della repressione del dissenso.

L’Unione Inquilini è reduce insieme ad altre associazioni di un successo: l’approvazione dell’emendamento che salvaguarda gli inquilini che hanno registrato i contratti in nero ai sensi dei commi 8 e 9 dell’articolo 3 del decreto legislativo 23 del 2011. Eppure ancora non si fa nulla per l’abolizione del libero mercato degli affitti…

Possiamo dire, senza enfasi ma come oggettiva verità, che l’unica modifica sostanziale al decreto casa è stata l’introduzione di una norma di salvaguardia per gli inquilini che avevano denunciato il nero e poi si sono trovati scoperti dalla sentenza della Corte Costituzionale del 14 marzo. Non è stata una battaglia semplice perché la forza della rendita arriva fin dentro i gangli vitali del governo e del parlamento. Eppure ce l’abbiamo fatta. Penso che questa vittoria sia paradigmatica della questione che ponevo prima, sull’unità necessaria. Non abbiamo mai agito una volta egemonica.

Abbiamo perseguito, quella che si chiama “pratica dell’obiettivo”: abbiamo parlato con tutti, cercando l’unità sul tema specifico, e abbiamo raggiunto una posizione unitaria, dai sindacati tradizionali fino ad associazioni e movimenti; abbiamo cercato sponde parlamentari, senza chiedere l’analisi del sangue e senza condizionare il voto su questo punto al voto delle altre questioni sul piano casa (ognuno, rimanendo legittimamente della propria posizione); abbiamo articolato mobilitazione (il presidio del 29 aprile al Ministero dell’economia) e pressione dal basso (mailing bombs ai parlamentari). Il giusto dosaggio di questi elementi, cui abbiamo aggiunto la competenza specifica del merito tecnico, ha permesso il raggiungimento del risultato. Si tratta di un risultato importantissimo, anche per l’effetto psicologico, ma parziale. Non siamo ancora riusciti a vincere la battaglia di fondo: la reintroduzione anche per il futuro di una norma efficacie contro l’evasione dei canoni che si fondi sulla penalizzazione della rendita parassitaria e la premialità per gli inquilini che denunciano il nero.

La zavorra della rendita speculativa è, infatti, un peso enorme che pesa sugli equilibri di potere e condiziona, anche trasversalmente, i partiti di governo e delle destre. Il moloch del libero mercato lo dimostra chiaramente, come anche la questione dell’intoccabilità della cedolare secca. Abbiamo dimostrato,però, che in questo scontro, ci siamo anche noi e che possiamo svolgere un ruolo utile. Usciamo da questa battaglia sulla salvaguardia degli inquilini che avevano denunciato il nero, e più, in generale, dallo scontro sul decreto del governo, con più forza e autorevolezza di prima. Useremo questo accumulo di forza e autorevolezza per rilanciare la nostra iniziativa, anche perché a breve si dimostrerà, nero su bianco, il totale fallimento di questo piano bluff.

 

23/05/2014 13:14 | Fonte: www.unioneinquiliniroma.it | Autore: isabella borghese

 

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