TORINO - Perchè la CUB Sanità sostiene la lotta in difesa dell'Ospedale Valdese di Torino - Ribadendo la propria ferma contrarietà al Piano Sanitàrio Regionale varato dalla giunta Cota, la CUB sostiene la mobilitazione popolare che si oppone alla chiusura-riconversione dell'Ospedale Valdese.


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Ribadendo la propria ferma contrarietà al Piano Sanitàrio Regionale varato dalla giunta Cota, la CUB sostiene la mobilitazione popolare che si oppone alla chiusura/riconversione dell'Ospedale Valdese.


Il nuovo PSR,
infatti, mentre garantisce la continuazione del clientelismo, della corruzione e della spartizione partitica delle carriere, favorisce la privatizzazione della Sanità, cancellando importanti garanzie sia per i lavoratori che vi operano che per i cittadini che ne usufruiscono.
Con il pretesto della crisi e della contrazione delle risorse economiche disponibili, la Giunta attua, senza esplicitarne i criteri, una riorganizzazione della rete ospedaliera in maniera verticistica ed autoritaria, sottraendosi al confronto con la popolazione e con i lavoratori coinvolti.
L’Ospedale Valdese è un presidio sanitario storico, punto di riferimento per i cittadini per esami di laboratorio, visite ambulatoriali specialistiche, interventi chirurgici, riabilitazione cardiologica e percorsi di diagnosi e cura del tumore alla mammella in un’ottica di Medicina di Genere.
Fondato e gestito dalla Chiesa Valdese, nel 2004 l’Ospedale è stato ceduto alla Regione per 1 euro, cioè gratis, allo scopo di assicurarne la continuità e di meglio tutelarne i lavoratori, con la clausola di discuterne eventuali differenti utilizzi con la Tavola Valdese. Cota e la sua Giunta disattendono oggi questa clausola con evidente spregio del valore di rispettare gli impegni presi. Monferino sostiene che, all’epoca, l’Ospedale era in deficit, ma dimentica di dire che lo era a causa dei mancati rimborsi da parte della Regione che, peraltro, invece, rimborsava puntualmente le cliniche private convenzionate.
In ogni caso, oggi il Valdese è un ospedale pubblico, patrimonio di tutti i cittadini, dove, in più, è rimasto qualcosa dello spirito valdese originario: lo testimoniano, da una parte, la mobilitazione popolare molto viva e sentita e dall’altra, l’accanimento della giunta Cota. Un qualcosa fatto di rispetto e qualità delle relazioni umane tra i pastori e i malati, tra gli operatori e i pazienti, degli operatori tra loro ed ispirato ad una religiosità tradizionalmente rispettosa della laicità in campo politico-sociale che valorizza la responsabilità à individuale sui temi eticamente salienti.
Una religiosità pluralistica e perciò antitetica rispetto all’intolleranza e al fondamentalismo cattolico di cui è espressione il Patto per la Vita sottoscritto da Cota con i suoi elettori.
E’ questa la ragione di tanto accanimento contro un Ospedale pubblico che non è costato nulla e che funziona bene! Il Valdese rappresenta un pericoloso concorrente per la sanità privata cattolica e va punito per l'indipendenza dimostrata dalla Commissione Bioetica Valdese in numerose circostanze.

Nel giudizio sulla pillola RU486, per esempio, laddove in un comunicato stampa del 2010, in aperto dissenso con Cota, la Commissione lo invitava a “considerare la donna come un soggetto morale autonomo e a prendere atto che la rinuncia a una parte di sé, legata alla scelta di non diventare madre, non è un atto arbitrario e astratto che va contro il principio assoluto del rispetto della vita, ma una concreta e dolorosa, assunzione di responsabilità à”.
O ancora, laddove, a proposito della ricerca sulle cellule staminali embrionali, la Commissione affermava di “ritenere doveroso non vietare in maniera pregiudiziale vie di ricerca potenzialmente fruttuose” aggiungendo di “guardare con favore” alla clonazione terapeutica che “speriamo possa, in un futuro più o meno lontano, alleviare la sofferenza di un gran numero di malati”. E, infine, sul caso Englaro, quando esprimeva la propria solidarietà alla famiglia della ragazza, precisando che “ la libertà di cura è sempre e contestualmente libertà di rifiutare la cura”.
Aggiungiamo che l’ipotesi della Regione di riconvertire l’edificio dove ora sorge l’ospedale e che non è costata nullo, in una casa di riposo da far gestire ai privati, è senz’altro un’operazione vantaggiosa, ma per la giunta Cota e i suoi soci in affari, non certo per la cittadinanza!

La salute è un diritto esigibile, un bene comune, una questione sociale-politica-educativa e non una merce. La sanità non è un business per i privati, né un campo di battaglia per scontri ideologici o una mucca da mungere per i partiti e le mafie: difendiamo l’Ospedale Valdese per una sanità pubblica di qualità e laica.

Torino 5 5 2012

Tiziana Pistol CUB Sanità

 

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