NON SOLO ARTICOLO 18

quando padroni e sindacati si alleano nel licenziare i lavoratori

Con una mossa preparata
da tempo (da quando cioè il nostro compagno è stato trasferito d’autorità in portineria), Vetrotex e sindacati confederali si sono accordati per cogliere con una fava i classici due piccioni:

· ridurre gli organici dello stabilimento attraverso la cessione della Portineria ad una ditta esterna;

· liberarsi di un lavoratore oltremodo scomodo per via della sua decennale attività politica e sindacale.

È sotto gli occhi di tutti il disegno da parte dell'azienda di vendicarsi per i notevoli risultati ottenuti sul fronte della difesa della salute e del riconoscimento dei danni causati dalla nocività della fabbrica e delle sue produzioni, non ultimo il primo riconoscimento di malattia professionale per un lavoratore della Vetrotex colpito da patologia tumorale correlata all’esposizione dei cancerogeni formaldeide e fibra di vetro.


Alla fine di un incontro
con la Direzione Aziendale svoltosi il 10 di maggio, infatti, senza neppure aver consultato i lavoratori interessati e senza alcun mandato, confederali ed RSU hanno siglato la soppressione dei posti di lavoro dei lavoratori della portineria e tra essi anche quello di Maurizio Loschi.

Recita infatti il documento redatto alla fine dell’incontro che ” .. dopo approfondito esame, si constata che non esiste Possibilità à alcuna di ricollocazione del personale adibito al servizio Portineria nell’ambito dell’organizzazione dello stabilimento.”

Non solo quindi viene appaltato a terzi un reparto che non avrebbe potuto essere ceduto, non rappresentando un Ramo d’Azienda ma un semplice servizio accessorio, ma si consente all’azienda di licenziare ignorando tutti in posti che si sono liberati ultimamente all’interno dello stabilimento e che presto, anch’essi, verranno nuovamente appaltati.

Con un’azione da sindacato di regime, espropriando cioè i lavoratori interessati dal diritto di esprimere la propria idea e la propria volontà, confederali ed RSU si sono accordati col padrone privando la fabbrica dell’ultimo posto rimasto ove collocare, in caso di necessità, lavoratori divenuti malati o invalidi (quasi sempre per colpa del lavoro), consentendo contemporaneamente all’azienda un notevole risparmio, poiché i lavoratori ceduti saranno pesantemente penalizzati sia sotto il profilo economico che normativo, nonché di licenziare chi gli si è opposto per quasi venticinque anni senza cedimenti.

All’interno dell’accordo, infatti, non hanno trovato adeguata soluzione - quando addirittura non sono neppure stati citati - argomenti quali: la garanzia di mantenimento nel tempo dei diversi livelli economici tra i due diversi Contratti e della retribuzione in essere al momento del passaggio, la sede di lavoro, la turnazione e l’orario di lavoro, le mansioni e la inevitabile dequalificazione professionale, il godimento dei servizi aziendali (mensa, spogliatoi, convenzioni ed assicurazioni interne ecc.), le pause, le differenze normative in merito alle festività, alle ferie e alla riduzione d’orario tanto per citarne alcuni.

Hanno però fatto i conti senza l’oste.

Ritenendo superfluo rimarcare il fatto che la nostra organizzazione sindacale non accetterà passivamente il licenziamento del nostro compagno, chiamiamo a raccolta tutti coloro che sono disponibili a sostenerlo nella comune battaglia, chiedendo loro di esprimergli in ogni modo la propria solidarietà ed aderendo compatti alla varie iniziative che assumeremo, sottolineando comunque che, qualunque sia l’esito di questa vicenda, la CUB (il padrone non pensi di aver smantellato la nostra organizzazione di fabbrica!) ed in particolare Maurizio Loschi - sia dipendente Vetrotex sia di un'altra impresa, in portineria o in qualsiasi altra parte collocato - resteranno comunque a disposizione di tutti coloro che hanno mantenuto o ritrovano la voglia di lottare per la salute ed i diritti propri e di tutti gli altri lavoratori.

Genova 4 maggio 2002
                                A.LL.C.A. CUB VETROTEX
 

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